MAMMA GATTA E I GATTINI
Che duro lavoro fare il gattino!
Poche cose riempiono l’anima di tenerezza come il vedere una gatta adagiata su di un fianco, con i suoi piccoli appena nati che succhiano il latte. E pura
poesia, racconta la vita che prosegue e spiega la dedizione di tutte le madri.
La gatta è inerte. Sta completamente abbandonata, in balia dei figli. Loro, sembrano polpette di pelo, deboli e indifesi. E la cosa straordinaria è che,
anche se la loro vita è iniziata da pochi giorni, hanno già iniziato il duro lavoro del crescere.
I loro occhi sono ancora chiusi. Hanno il naso grande come la testa di uno spillo. Si muovono strisciando, tremano e lanciano continui e acuti miagolii. E
sono tutt’altro che inoperosi. Nel giro di pochissimi mesi infatti devono “sgobbare” parecchio: devono imparare a camminare, a mangiare, a fare toletta, a
giocare, a cacciare da soli. Quella del gattino insomma è un’attività davvero impegnativa.
Quando nascono i micetti pesano circa un etto, vale a dire il 3 percento del peso che avranno poi da adulti. Ma il loro cervello invece è davvero grande e
pesa addirittura il 20 percento di quello di un adulto. Questo perché nel periodo neonatale i cuccioli devono immagazzinare una quantità enorme di
informazioni e fare propri tutti quei comportamenti che poi saranno le loro abitudini per tutta la vita.
Sono ciechi e sordi ma si orientano nella cuccia con l’olfatto, il tatto e il calore per trovare i capezzoli della madre e cominciare a poppare. Questa è il
loro primo compito, succhiare il latte. E avvicinandosi alla gatta per mangiare, dimostrano fin dai primi istanti il carattere che avranno da grandi perché una
volta scelto un particolare capezzolo, lo difendono con tenacia dagli altri fratellini che si avvicinano, spingendoli con il muso e allontanandoli.
A due settimane aprono gli occhi. A tre sanno già camminare e a cinque corrono e giocano. Cominciano anche a fare da soli per quanto riguarda la toletta. Mamma
gatta li lecca fin dalla nascita e loro imparano ad associare le operazioni di pulizia con il tepore della cuccia e l’affetto della gatta. Per questa ragione
una volta diventati grandi, ricorreranno alla toletta non solo per tenere in perfetto ordine il pelo ma anche come rimedio contro lo stress o la paura. Non è
difficile infatti vedere gatti spaventati o sofferenti intenti a leccarsi in maniera spasmodica proprio per calmarsi.
I gattini formano nelle prime settimane anche le basi della loro socialità.
Cuccioli separati troppo presto dalla madre e dai fratelli, crescono insicuri, terribilmente timidi, paurosi o addirittura aggressivi. E la stessa accade, nei
confronti delle persone, se i gattini non hanno alcun contatto con esseri umani proprio nei primi periodi della loro crescita. E’ perciò importantissimo, se si
vive con una gatta che ha da poco partorito, accarezzare i gattini appena nati e, dopo qualche giorno, anche prenderli in braccio perché imparino a fidarsi
delle persone e a non temerle.
Mamma gatta, da perfetta maestra, si prodiga anche per “spiegare” ai figli come cacciare, portando loro nella cuccia alcune prede uccise. In seguito mette a
loro disposizione prede vive perché siano i gattini ad inseguirle e aggredirle.
Un gioco crudele per chi vi assiste ma indispensabile alla crescita, di fondamentale importanza per l’equilibrio psichico dei cuccioli. Il gatto,
ricordiamolo sempre, è un predatore puro e soltanto cacciando i piccoli diventano forti, sicuri di sé, pronti a cavarsela anche da soli.
Se abbiamo una cucciolata in casa, non dimentichiamo che solo se si permette alla natura di fare il suo corso, solo se si dà a mamma gatta il tempo di
educare i piccoli, di insegnare loro le tecniche di caccia e di agguato, solo se si lasciano i gattini liberi di giocare facendo così conoscenza con le loro doti
fisiche si potrà poi godere della compagnia di gatti adulti equilibrati, socievoli e indipendenti. Proprio come piacciono a noi.