STORIA DEL GATTO 

Le sue origini

 



 

Mitologia e ricerca ancora avvolte in un affascinante dilemma: quale fra i piccoli felini ha dato origine al gatto? Come è avvenuta la domesticazione? quando? perchè? Come si sono evolute le razze?

Quale  ipotesi?

Alcuni reperti fossili  di ossa di gatto risalenti a 10.000 anni fa sono state  ritrovate insieme a quelle di altri animali in una grotta nel New Mexico.

Altri reperti archeologici della stessa era, in Anatolia, dimostrano che a quell'epoca uomo e  gatto convivevano....

I gatti hanno avuto un ruolo importante nella storia di molte nazioni e sono al centro di superstizioni e leggende. Inoltre essi possono essere considerati come soggetti preferiti da molti artisti e scrittori .... ma....  quando iniziò l'addomesticamento?

Alcuni naturalisti, in tempi passati, hanno dato per scontato che il gatto domestico (Felis catus) (Niourk di Anusia )

fosse un discendente selvatico di quello europeo (Felis sylvestris),

mentre altri sostengono che la natura di quest'ultimo, come quella dei grandi felini, è totalmente selvatica. Secondo tale teoria, quindi, questo animale non può mai aver accettato alcuna ingerenza dell'uomo. Questo gatto vive tuttora nelle foreste e nelle macchie di molti paesi nutrendosi di piccoli roditori, uccelli, lepri, serpi e anche di insetti. Il gatto domestico, quindi, non può assolutamente essere il Felis silvestris caduto in servaggio.

Secondo la tesi di altri naturalisti ed etologi, il gatto selvatico africano (Felis lybica) è, al contrario, una specie che accetta la presenza umana, si avvicina ai centri abitati e sfrutta varie fonti alimentari, inclusi gli avanzi dell'uomo. E' molto più probabile, quindi, che gli esseri umani in passato ne abbiano avvicinato e allevato i cuccioli e che da questi si siano via via evolute delle specie intermedie, che a loro volta hanno dato origine al nostro gatto domestico.

Le cause che hanno condotto a tale domesticazione sono, tuttavia, ancora incerte. Non necessariamente vi deve essere stato un motivo utilitaristico: forse sono stati solo il desiderio proprio dell'uomo di avvicinarsi agli animali selvatici e la grazia dei piccoli felini a giocare un ruolo importante.

In tempi di carestie e di guerre il gatto è stato anche utilizzato come alimento. Alcune popolazioni apprezzano tuttora la carne sia del cane che del gatto. L'ipotesi di una domesticazione per fini alimentari ha però poco credito a causa dell'alto costo dell'allevamento di un carnivoro.

Un'ipotesi da prendere in considerazione è invece quella della domesticazione finalizzata all'eliminazione dei roditori. In questo caso, però, non sarebbe possibile risalire a più di 4.000 anni a.C.: solo in quel periodo, infatti, l'agricoltura cominciò a svilupparsi in modo consistente ponendo il problema della salvaguardia delle granaglie.

Il gatto in egitto

L'ingresso del gatto nella storia è databile in base a testimonianze iconografiche egizie (3000 a.C.) ma i motivi per i quali l'antico popolo egizio passò dal rispetto per l'animale che proteggeva i granai a una vera e propria divinizzazione di esso sfumano in quell'aura vagamente misteriosa che da sempre ha circondato questa straordinaria creatura. I numerosissimi monumenti egizi che lo raffigurano, le iscrizioni e le mummie di gatto che sono state ritrovate ci confermano la venerazione tributata a questo animale sia nella sua forma naturale sia nella sua rappresentazione di uomo con testa felina. 
Nell'antico Egitto i gatti erano oggetto di venerazione: si pensi, ad esempio, alla volontà di ritrarre e scolpire figure umane con parti corporee legate alla fisicità felina.

I suddetti felini era anche venerati per la loro capacità di contenere le popolazioni di roditori dannose x l'agricoltura ed erano utilizzati come animali da caccia: tenendo il gatto al guinzaglio, il padrone lanciava un boomerang contro gli uccelli. Successivamente egli lasciava libero il gatto, che recuperava il volatile abbattuto. Poiché erano economicamente utili e si pensava assicurassero fecondità alla famiglia, i gatti erano oggetto di una tale venerazione che a volte venivano mummificati e sepolti con i loro padroni o in appositi cimiteri.

Sappiamo che il culto della Dea Bastet, divinità dalle sembianze di gatta, sempre raffigurata con il sistro, simbolo dell'armonia del mondo, era praticato già nel 3000 a.C. poiché il suo più antico simulacro è stato trovato nei pressi di Tebe, in un tempio della quinta dinastia. Bastet, o Bast, era la Dea della sessualità e della fertilità.

Il culto del gatto raggiunse il suo apogeo nel 950 a.C., quando si arrivò a condannare alla pena capitale chiunque ne causasse, anche accidentalmente, la morte.

I gatti venivano chiamati Mau o Mieou, parola onomatopeica che ricorda non solo  il miagolio ma  anche la luce. Il gatto, infatti, grazie agli occhi che splendono anche al buio, era il simbolo della luce sacra. Non vi era casa egiziana che non ospitasse dei gatti e ad essi venivano consacrati anche i figli, che per tutta la vita dovevano portare un medaglione con l'effige felina. La morte di un gatto era ragione di grande cordoglio nella casa: i familiari si rasavano le soppraciglia in segno di lutto. Il piccolo corpo veniva imbalsamato e solitamente trasportato a Bubaste, città consacrata ai gatti e meta di pellegrinaggi durante le feste celebrate in loro onore.

Alla fine del secolo scorso sono state trovate in diverse località, come Bubaste e Teben Beni-Hassn, molte necropoli di gatti con centinaia di migliaia di piccole mummie. Alcune di queste erano avvolte in bende colorate sulle quali era stato accuratamente disegnato il muso, completo di occhi, naso e baffi. Dai dipinti e dalle sculture, ma ancora più dalle mummie ritrovate, si nota chiaramente che già esistevano due tipi di gatto: uno dalle orecchie piccole e muso arrotondato, l'altro con orecchie più alte e muso allungato. Entrambi avevano il pelo corto, rossiccio con macchie e striature nere.

Perchè escludere allora più di un antenato per il gatto domestico?
 
 

DIFFUSIONE nei secoli

La fama dell'abilità dei gatti nella caccia ai topi si era sparsa ovunque e, nonostante le severissime pene previste per chi tentava di trafugare un gatto dall'Egitto, si creò un vero e proprio traffico clandestino ad opera di mercanti con pochi scrupoli che riuscirono a portare gatti in ogni parte del mondo conosciuto.

Nonostante le leggi egizie proibissero l'esportazione dei gatti, ritenuti animali sacri, i navigatori fenici li contrabbandarono fuori del paese, facendone oggetto di commercio insieme ad altre merci preziose., i romani furono i primi a portarli nelle isole britanniche.

Erodoto, storiografo greco, al ritorno da un viaggio in Egitto, scrisse che i mercanti fenici trafugavano segretamente i gatti egiziani per incarico di ricche famiglie greche. Questo causò non pochi incidenti diplomatici tra Egitto e Grecia. Nonostante le leggi egizie proibissero l'esportazione dei gatti, ritenuti animali sacri, i navigatori fenici li contrabbandavano fuori dal paese, facendone oggetto di commercio insieme ad altre merci preziose. Nell'antichità questo felino era presente in tutta l'area mediterranea e i romani furono i primi a portarli nelle isole britanniche .Questi ultimi, infatti, che in precedenza avevano utilizzato la faina per la caccia ai topi, vollero avere il prezioso animale. Ai soldati che avevano prestato servizio in Egitto era permesso, a titolo personale e a proprio rischio e pericolo, di portare clandestinamente un gatto in patria.

 Le navi mercantili che percorrevano il Mediterraneo furono un altro veicolo per la diffusione del gatto. Esso  trovò un habitat adatto anche nelle isole. In Sardegna e nelle Baleari si sono , però, perse le tracce di questi lontani antenati, mentre in Corsica e nelle montagne scozzesi vi sono ancora oggi gatti selvatici che presentano una morfologia identica a quella dell'antico antenato africano.

Il gatto, trasportato da una nave fenicia o nascosto nella sacca di un centurione romano, è , quindi, giunto ovunque diffondendosi in tutti i Paesi del mondo. Caduto dagli altari, talvolta vittima sacrificale di antichi culti messi al bando dall'affermarsi del cristianesimo, ha superato persecuzione ed ignoranza, guerre e pestilenze. Attraverso i secoli, adattandosi a tutte le condizioni ambientali, si è diversificato nella struttura del corpo e della testa, nel mantello, nel colore degli occhi. Tuttavia è rimasto forte e uguale a se stesso. Al di là delle mutazioni genetiche e di sofisticate ibridazioni ci si presenta ancora con il suo naso diritto, le grandi orecchie e il bagliore ammiccante dei suoi affascinanti ed incantevoli occhi.

Il valore dei suddetti come arma e deterrente contro i topi venne riconosciuto verso la metà del XIV secolo allorquando la popolazione europea venne colpita da un'epidemia di peste bubbonica trasmessa dai ratti. Durante il Medioevo, tuttavia, i gatti furono generalmente temuti e odiati soprattutto a causa delle loro abitudini notturne, per le quali si credeva che fossero alleati del demonio. Nel corso dei secoli questa associazione con l'occulto e la stregoneria è stata all'origine di molti atti di crudeltà nei confronti dei gatti. Il Rinascimento fu, invece, l'epoca d'oro per questi animali: tutti ne possedevano uno, dai membri delle famiglie reali, ai cortigiani fino ai contadini.
Anche nelle culture indiana, thailandese e cinese, al gatto è riconosciuto un ruolo religioso importante. In Sud America gli inca lo ritenevano sacro: lo si trova infatti rappresentato in numerosi artefatti delle civiltà precolombiane.

Alla base delle cosiddette "razze" feline ( che in termini zoologici stanno ad indicare un gruppo di individui della stessa specie che presentano un complesso di caratteri morfologici e fisiologici comuni o simili, trasmissibili per ereditarietà) vi sono, ovviamente, processi di selezione artificiale.

 I gatti Arte e Opere Letterarie

Fra le prime rappresentazioni artistiche del gatto domestico si trovano le pitture e le sculture delle tombe egizie. Immagini di gatti compaiono su monete greche del V secolo a.C., come pure in mosaici, pitture, terrecotte, monete e scudi di epoca romana. Il libro di Kell, un manoscritto irlandese dei Vangeli che risale all'VIII secolo, contiene un'illustrazione raffigurante gatti e gattini. Numerosi artisti di epoche successive, come Leonardo da Vinci e Albrecht Dürer, inclusero i gatti nelle loro opere. Il Vecchio Testamento non fa menzione dei gatti ma il Talmud babilonese parla delle loro ammirevoli qualità e incoraggia l'allevamento dei gatti "per aiutare a mantenere pulite le case". Memorabili descrizioni letterarie di gatti si trovano negli scritti di Rudyard Kipling, Thomas S. Eliot, Lewis Carroll e tanti altri. Molti fumetti e cartoni animati contemporanei sono imperniati su personaggi di felini, che non mancano di divertire e appassionare gli amanti dei gatti di tutte le età.