E' consigliabile pianificare un programma di controlli e vaccinazioni sia per gatti in semi-libertà, sia per quelli che vivono esclusivamente in casa. A parte la possibilità di fughe o smarrimenti, alcune malattie infettive vengono trasmesse attraverso il morso dei topi, delle pulci o di altri insetti vettori, indipendentemente dalla presenza di altri felini nella zona. Scosse sismiche o altri disastri naturali possono inaspettatamente mettere per strada il gattino vissuto fino ad allora nel vostro appartamento...

 Alla 3° settimana: esame delle feci (vermi intestinali)

 Alla 6° settimana: esame delle feci (vermi intestinali)

 Fra la 9° e la 10° settimana

 prima vaccinazione polivalente FHC/FCV/FPU [vaccini vivi attenuati, ndt],

analisi del sangue: test ELISA [sulle componenti proteiche del virus FeLV nel siero, ndt]

prima vaccinazione FeLV [vaccino a subunità virali, ndt] ,

esame delle feci (vermi intestinali)

 Fra la 12° e la 14° settimana:

richiamo della vaccinazione polivalente FHC/FCV/FPU

richiamo della vaccinazione FeLV

vaccinazione antirabbica [obbligatorio per legge in alcune zone endemiche, ndt] Praticata solo dopo l'applicazione del microcip utilizzando un vaccino inattivato. I soggetti vaccinati ma sprovvisti di microcip dovranno essere rivaccinati dopo l'impianto del microcip.

La vaccinazione antirabbica (animali sopra i 3 mesi di età, D.L. 633/96), nel territorio italiano è obbligatoria: nelle regioni Veneto e Lombardia, le autorità competenti possono rendere obbligatoria tale vaccinazione nelle zone che sono eventualmente esposte al rischio del contagio, dovuto alla presenza della "rabbia silvestre" nei paesi esteri confinanti e nel territorio nazionale. E’ inoltre importante sapere che, qualora si volesse uscire dal territorio nazionale, ogni paese estero ha le proprie leggi in materia. Vedi importazione/esportazione.

esame delle feci (vermi intestinali)

 26° Settimana( 6 mesi)

richiamo della vaccinazione FelV (se non è stato effettuato prima)

esame delle feci (vermi intestinali)

 52° Settimana ( 12 mesi ): esame delle feci (vermi intestinali)

 Ai 16 mesi:

seconda vaccinazione polivalente FHC/FCV/FPU (da ripetersi annualmente)

seconda vaccinazione FeLV (da ripetersi annualmente)

vaccinazione antirabbica (da ripetersi secondo le disposizioni di legge)

esame delle feci (vermi intestinali). Possono essere ripetute ogni 6 mesi.

 Legenda:
FHV = rinotracheiteinfettiva(FVRV)
FCV = calicivirosiinfettiva
FPU = panleucopeniaogastroenteriteinfettiva
FeLV = leucemia o le
ucosi felina

 NOTE:
Nella vaccinazione FHC/FCV/FPU rivolta ai gattini, viene incluso spesso un vaccino contro la clamidovirosi, malattia dell'apparato respiratorio.

Due nuove vaccinazioni sono oggi disponibili, ma vi sono controversie sull'efficacia del loro utilizzo in termini di rischio/beneficio. Consultate sempre il vostro veterinario:

vaccino contro FIP (peritonite infettiva)

vaccino contro la tricofitòsi [parassitosi cutanea contagiosa].

Malattie contagiose per l'uomo (zoonosi). Alcune malattie infettive che colpiscono gli animali possono essere trasmesse anche all'uomo, ma non tutte: è impossibile ad esempio prendere l'AIDS da gatti affetti da FIV [sindrome da immunodeficienza, ndt] o FeLV [leucemia felina, ndt], benché entrambe le malattie siano causate da retro virus al pari dell'AIDS. La disinformazione, più che la malattia stessa, è la principale causa di morte per centinaia di gatti ammalati abbandonati dai padroni in preda al panico. Solo chi abbia -per una qualche ragione- un sistema immunitario già debole o compromesso corre dei rischi ogniqualvolta venga a contatto con germi o altri microrganismi normalmente presenti sul gatto, indipendentemente dallo stato di salute dello stesso. Date le modalità di trasmissione -secrezioni nasali, oculari, orali o fisiologiche- vi sono attualmente ben maggiori possibilità di contrarre determinate malattie dagli altri esseri umani che non dai vostri animali. Alcune elementari norme di buon senso, e l'osservazione costante di buone abitudini igieniche, riducono grandemente qualunque rischio [che, è bene ricordarlo, è presente solo nel caso in cui l'animale per primo ne sia affetto, o che ne sia vettore, ndt]

 Rabbia: altamente pericolosa, anche se più frequente nei cani randagi che non nei gatti, è causata da un virus presente nella saliva, trasmissibile all'uomo attraverso il morso di animali affetti [la profilàssi è soggetta a severa legislazione: in alcuni paesi immuni -ad es. Inghilterra- non è possibile introdurre animali non vaccinati, e bisogna osservare rigide quarantene, anche di sei mesi, persino per quelli dotati di certificato di vaccinazione recente, ndt].

 Virus vaiolosi: trasmissibili per contatto diretto o indiretto (vie respiratorie, cutanee...) [più frequenti nei gatti che vivono presso fattorie a contatto col bestiame che non in quelli metropolitani, ndt].

 Tricofizìa: è un'infezione fungina localizzata su capelli, cute e unghie, trasmissibile per contatto diretto o attraverso le spore [in veterinaria, si usa il termine dermatofitòsi o tricofitòsi, ndt].

 Pasteurellòsi: [provocate da batteri del genere "Pasteurella", cui appartengono gli agenti patogeni della peste e della tularemìa: contagiose per l'uomo, colpiscono in prevalenza gli animali selvatici in condizioni di degrado igienico].

 Tetano: [causato da un batterio sporigeno, "Clostridium tetani", per potenziale pericolosità è secondo solo alle tossine botuliniche. Bovini, cani e gatti solo 'eccezionalmente' ne vengono colpiti: la più alta incidenza, dopo l'uomo, si verifica sugli equini e, meno frequentemente, sugli ovini. Si trasmette tramite morso di animali infetti].

 Enterite da campilobattèri: è un'affezione dell'intestino tenue trasmessa tramite contatto con feci contaminate.

 Febbre da graffio del gatto: è un'infezione causata da un'agente batterico, trasmesso attraverso graffi non disinfettati.

 Clamidoviròsi: il contatto con secrezioni nasali o oculari di gatti affetti, può causare congiuntiviti negli umani. Insetti ematòfagi: acari, pidocchi, pulci, zecche... [rimuovete queste ultime entro 24 ore per limitare le possibilità di veicolazione, ndt]. Sono portatori di varie e pericolose malattie nei confronti dell'uomo e degli altri animali domestici: - borrelliòsi [identificato 10 anni fa lo spirochete -Borrelia burgdorferi- responsabile. E' in corso di sperimentazione un vaccino, ndt], - febbre maculosa delle Montagne Rocciose ["Rocky Mountain Spotted Fever", causata da microrganismi del genere "Rickèttsia", simile clinicamente al tifo esantemàtico e piuttosto pericolosa per il cane di casa, perché dà luogo ad una grave malattia febbrile. E' trasmessa da zecche del genere "Dermacentor". Le persone colpite in

benchè gli antigeni derivanti dal contagio siano presenti nel suo sangue, mostra i segni clinici della malattia: qualora ne venisse affetto, può diventare una fonte di contagio diretto.

 Salmonellòsi: il contatto con secrezioni oculari, orali e soprattutto con feci contaminate, può provocare disturbi intestinali.

 Toxoplasmòsi: viene trasmessa attraverso contatto diretto con materiale fecale contaminato: malattia relativamente non difficile da curare, è una delle maggiori fonti di preoccupazione e talvolta di irragionevole panico quando in famiglia vi sia una donna incinta, per le gravissime conseguenze che può comportare per il feto [vi sono precise norme igieniche che -in presenza di un gatto NON infetto- riducono il rischio a percentuali bassissime, ndt]. Attualmente, la possibilità di contrarre la malattia consumando carne non perfettamente cotta [carpaccio, roast-beef..., ndt] è assai più probabile.

 Parassitòsi interne: trasmissibili all'uomo mediante contatto con feci contaminate o insetti vettori: - anchilostomìasi [colpisce l'intestino tenue, producendo diarrea, debolezza ed anemia, ndt], - ascaridìasi [la più comune infestazione da nematòdi cui vanno incontro i cuccioli, spesso per contagio placentare, ndt], - tenìasi [le meno pericolose: le uova tonde e piccoline si possono facilmente rilevare attaccate alla zona perianale

 ALLERGOPATIE

I gatti, al pari degli esseri umani, possono soffrire di un gran numero di allergie. Oltre che agli allergèni più comuni, [siano essi o no di natura proteica, e quindi dotati o privi di potere antigènico, ndt] si possono riscontrare ipersensibilità soggettive -che possono arrivare a gravi reazioni anafilàttiche- verso stimoli di varia natura [i quali determinano sia la produzione di anticorpi allergizzanti capaci di fissarsi nei tessuti sia, in mancanza di questi, l'intervento di particolari sostanze -ad es. istamina- in funzione di mediatori biochimici, ndt]. Si calcola che circa il 15% dei gatti in USA soffra di allergìe di varia natura.

Similmente a quanto accade negli esseri umani, gli allergèni penetrano nell'organismo del gatto dal mondo esterno:

per inalazione (polveri, pollini, peli...): irritazione delle mucose nasali e bronchiali.

per contatto (detergenti, linfa, lattice...): prurito, eruzioni epidermiche e dermatiti.

per ingestione (additivi, alimenti...): il 5-10% di tutti i casi di allergia è dovuto ad intolleranze alimentari, sia verso gli additivi presenti nei cibi preconfezionati (conservanti, coloranti, aromatizzanti), sia verso gli alimenti stessi. I sintomi sono simili a quelli delle allergie da contatto, con in più eventuali episodi di vomito e/o di diarrea. Si possono anche verificare infiammazioni alle orecchie, sovrapproduzione sebacea, desquamazioni o alopecìa (la quale però può essere dovuta anche a squilibrio ormonale). La sintomatologia delle allergie alimentari è la più lenta nel manifestarsi: i primi segnali si possono avere dopo appena una settimana come dopo 10 anni di esposizione continua. Si calcola che più dell'80% dei gatti sofferenti di allergie alimentari abbia assunto continuativamente l'allergene col cibo per un periodo di tempo di circa 2 anni. Il trattamento dietetico consiste nell'eliminazione di tutte le proteine più verosimilmente a rischio, e nella prescrizione di diete anallergiche (riso con agnello/pollo bollito, acqua demineralizzata). Nel giro di 2 settimane i sintomi dovrebbero iniziare a regredire.

Alcuni gatti presentano reazioni anafilàttiche gravi (talvolta letali) a certi medicinali, ad es. antibiotici o anestetici.

Ultimamente sono in corso studi volti a stabilire se esista o meno un collegamento fra allergie di tipo alimentare e FUS [Feline Urinary Syndrome, sindromi dell'apparato urinario, ndt], ma i risultati ottenuti sono ancora allo stadio sperimentale. Uno degli allergèni più comuni e fastidiosi è costituito dalle sostanze proteiche presenti nella saliva delle pulci. Gli animali anziani sviluppano un'intolleranza crescente al loro morso. E' perciò necessario mantenere il pelo dell'animale quanto più possibile libero dalle pulci, utilizzando antiparassitari specifici. Il veterinario deciderà se prescrivere ulteriori trattamenti (in pastiglie o iniezioni) di prednisone [uno steroide sintetico derivato del cortisone, dotato di un'efficacia terapeutica da 3 a 5 volte superiore a questo, con effetti collaterali sul ricambio idrosalino -sodio e potassio soprattutto- tutto sommato comparabili, ndt].

Allergèni più comuni :

pollini, linfa e lattice di alcune specie di piante [specie quelle ad alto contenuto di ossalati di calcio, ndt],

pulitori spray per moquette e tappeti, lana e tessuti,

polveri, compreso il residuo argilloso di alcuni tipi di lettiera, e la cenere della caldaia,

carta da giornale, cellulosa in genere,

fumo di sigaretta,

profumi, deodoranti, saponi per l'igiene personale detergenti e deodoranti per uso domestico,

pomate e disinfettanti per uso topico,

antibiotici: penicillina, tetraciclina, neomicina...

vaccini, specialmente quello contro la panleucopenìa [gastroenterite felina infettiva, ndt]

Ogni sostanza causa reazioni sintomatiche differenti, la cui portata varia soggettivamente da gatto a gatto:
dermatiti, arrossamenti, cambiamenti nella pigmentazione [specialmente del naso e della bocca, ndt], prurito insistente, perdita di pelo, comparsa di pustole, crosticine, eruzioni o ulcere epidermiche, talvolta reazioni asmatiche. Le zone maggiormente colpite sono il mento, le orecchie, l'interno delle cosce, l'addome, la base della coda, le ascelle e la zona perianale. Non esiste modo di prevenire una possibile reazione allergica. Una volta comparsa, la cura deve tendere per quanto possibile ad individuare l'allergene responsabile, tramite test epicutanei, e ad effettuare successivamente una desensibilizzazione specifica. Quando questo non fosse possibile, oltre all'allontanamento della sostanza incriminata, si utilizzano trattamenti desensibilizzanti non-specifici (ad es. cortisonici o corticosteroidei), cercando nel contempo di bloccare l'azione biochimica dell'istamina con farmaci antagonisti (antistaminici, ad es. clortrimetron). Questi farmaci hanno comunque dei potenziali effetti collaterali [per cui NON somministrate MAI medicine che non siano state espressamente prescritte dal veterinario, osservando scrupolosamente il periodo di trattamento e le dosi indicate, ndt].

:: I vaccini per tutelare la salute dei nostri amici. I gatti

Gli esperti sono sostanzialmente d’accordo in merito ai vaccini effettivamente indispensabili per i gatti. La vaccinazione “non indispensabile” dipende da un numero di fattori che comprendono l’età, la razza e lo stato di salute del gatto, il rischio ch venga a contatto con altri animali affetti da una malattia, il tipo di vaccino, l’incidenza della patologia nell’area geografica in cui il gatto vive o che si accinge a visitare.
Nei felini, si ritiene essenziale la vaccinazione nei confronti di panleucopenia felina, rinotracheite virale, infezione da calicivirus e rabbia.

L’associazione americana degli specialisti felini (AAFP) raccomanda di praticare ogni 3 anni la vaccinazione contro la panleucopenia, la rinotracheite virale e l’infezione da calicivirus. Inoltre, suggerisce che i gatti potenzialmente molto esposti a queste patologie possano trarre vantaggio da vaccinazioni molto frequenti. La scelta di vaccinare ogni tre anni contrasta con quella delle case farmaceutiche di produrre vaccini annuali: quando vaccinare (e quale vaccino utilizzare) diventa sempre di più una scelta personale del proprietario dell’animale. Consultatevi con il veterinario per determinare che cosa sia meglio per il vostro gatto.
I vaccini “non indispensabili” sono quelli per la leucemia felina (FeLV), la peritonite infettiva felina (FIP), la tricofizia e la clamidiosi. La AAFP suggerisce di NON EFFETTUARE la vaccinazione contro la FeLV nei gatti che vivono all’interno delle case e che non hanno contatti con altri animali della stessa specie. Le vaccinazioni contro la FIP dovrebbero essere somministrate solo ai gatti che hanno la possibilità di essere esposti a questa patologia attraverso il contatto con i loro simili. La scelta di utilizzare vaccini contro la clamidiosi e la tricofizia si basa sull’incidenza della malattia e sulle condizioni ambientali.

Nella tabella successiva viene riportato un possibile programma di vaccinazioni per un gatto che vive in casa.
 

6 settimane Panleucopenia, rinotracheite (herpesvirus felino -1), calicivirus
Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus

9 settimane Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus

12 settimane Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus

 

 

15 settimane Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus

 

 

 

1 anno - 2 anni Nota: In accordo con quanto afferma l'AAFP, i gatti a basso rischio di esposizione possono non avere bisogno di un richiamo annuale per la maggior parte delle malattie.
I dottori Foster e Smith raccomandano che i gatti che vengono in contatto con altri loro simili siano sottoposti a richiami annuali

 

   

 La vaccinazione contro la rabbia dovrebbe essere effettuata dal vostro veterinario in accordo con le norme locali.
 Per la protezione nei confronti di FIP (Peritonite infettiva felina), i dottori Foster e Smith raccomandano la vaccinazione a 16/19 settimane d’età, con richiami regolari negli anni successivi.
 Nei luoghi in cui Chlamydia (polmonite) è frequente, si raccomanda di vaccinare a 9, 12 e 15 settimane di età.
 Per i gatti potenzialmente esposti al FeLV (Virus della Leucemia felina), i Drs. Foster e Smith raccomandano la vaccinazione a 12, 15 settimane e a 1 anno, con richiami re golari negli anni successivi.

Le precedenti raccomandazioni sono valide per la maggior parte dei gatti. Consultatevi con il veterinario in merito a quali vaccini siano più appropriati per il vostro. Ricordatevi: le indicazioni variano a seconda dell’età, della razza, dello stato di salute del gatto, della potenziale esposizione alla malattia, del tipo di vaccino, dell’utilizzo del gatto per la riproduzione e dell’area geografica in cui vive o in cui si reca in visita