analisi del sangue: test ELISA [sulle componenti proteiche del virus FeLV nel siero, ndt]
prima vaccinazione FeLV [vaccino a subunità virali, ndt] ,
esame delle feci (vermi intestinali)
richiamo della vaccinazione polivalente FHC/FCV/FPU
richiamo della vaccinazione FeLV
vaccinazione antirabbica [obbligatorio per legge in
alcune zone endemiche, ndt] Praticata solo dopo l'applicazione del microcip utilizzando un vaccino inattivato. I
soggetti vaccinati ma sprovvisti di microcip
dovranno essere
rivaccinati dopo l'impianto del microcip.
La vaccinazione antirabbica (animali sopra i 3 mesi di età, D.L. 633/96), nel territorio italiano è obbligatoria: nelle regioni Veneto e Lombardia, le autorità competenti possono rendere obbligatoria tale vaccinazione nelle zone che sono eventualmente esposte al rischio del contagio, dovuto alla presenza della "rabbia silvestre" nei paesi esteri confinanti e nel territorio nazionale. E’ inoltre importante sapere che, qualora si volesse uscire dal territorio nazionale, ogni paese estero ha le proprie leggi in materia. Vedi importazione/esportazione.
esame delle feci (vermi intestinali)
richiamo della vaccinazione FelV (se non è stato effettuato prima)
esame delle feci (vermi intestinali)
seconda vaccinazione polivalente FHC/FCV/FPU (da ripetersi annualmente)
seconda vaccinazione FeLV (da ripetersi annualmente)
vaccinazione antirabbica (da ripetersi secondo le disposizioni di legge)
esame delle feci (vermi intestinali). Possono essere ripetute ogni 6 mesi.
FHV = rinotracheiteinfettiva(FVRV)
FCV = calicivirosiinfettiva
FPU = panleucopeniaogastroenteriteinfettiva
FeLV = leucemia o leucosi felina
Nella vaccinazione FHC/FCV/FPU rivolta ai gattini, viene
incluso spesso un vaccino contro la clamidovirosi,
malattia dell'apparato respiratorio.
Due nuove vaccinazioni sono oggi disponibili, ma vi sono controversie sull'efficacia del loro utilizzo in termini di rischio/beneficio. Consultate sempre il vostro veterinario:
vaccino contro FIP (peritonite infettiva)
vaccino contro la tricofitòsi [parassitosi cutanea contagiosa].
Malattie contagiose per l'uomo (zoonosi). Alcune malattie infettive che colpiscono gli animali possono essere trasmesse anche all'uomo, ma non tutte: è impossibile ad esempio prendere l'AIDS da gatti affetti da FIV [sindrome da immunodeficienza, ndt] o FeLV [leucemia felina, ndt], benché entrambe le malattie siano causate da retro virus al pari dell'AIDS. La disinformazione, più che la malattia stessa, è la principale causa di morte per centinaia di gatti ammalati abbandonati dai padroni in preda al panico. Solo chi abbia -per una qualche ragione- un sistema immunitario già debole o compromesso corre dei rischi ogniqualvolta venga a contatto con germi o altri microrganismi normalmente presenti sul gatto, indipendentemente dallo stato di salute dello stesso. Date le modalità di trasmissione -secrezioni nasali, oculari, orali o fisiologiche- vi sono attualmente ben maggiori possibilità di contrarre determinate malattie dagli altri esseri umani che non dai vostri animali. Alcune elementari norme di buon senso, e l'osservazione costante di buone abitudini igieniche, riducono grandemente qualunque rischio [che, è bene ricordarlo, è presente solo nel caso in cui l'animale per primo ne sia affetto, o che ne sia vettore, ndt]
benchè gli antigeni derivanti dal contagio siano presenti nel suo sangue, mostra i segni clinici della malattia: qualora ne venisse affetto, può diventare una fonte di contagio diretto.
I gatti, al pari degli esseri umani, possono soffrire di un gran numero di allergie. Oltre che agli allergèni più comuni, [siano essi o no di natura proteica, e quindi dotati o privi di potere antigènico, ndt] si possono riscontrare ipersensibilità soggettive -che possono arrivare a gravi reazioni anafilàttiche- verso stimoli di varia natura [i quali determinano sia la produzione di anticorpi allergizzanti capaci di fissarsi nei tessuti sia, in mancanza di questi, l'intervento di particolari sostanze -ad es. istamina- in funzione di mediatori biochimici, ndt]. Si calcola che circa il 15% dei gatti in USA soffra di allergìe di varia natura.
Similmente a quanto accade negli esseri umani, gli allergèni penetrano nell'organismo del gatto dal mondo esterno:
per inalazione (polveri, pollini, peli...): irritazione delle mucose nasali e bronchiali.
per contatto (detergenti, linfa, lattice...): prurito, eruzioni epidermiche e dermatiti.
per ingestione (additivi, alimenti...): il 5-10% di tutti i casi di allergia è dovuto ad intolleranze alimentari, sia verso gli additivi presenti nei cibi preconfezionati (conservanti, coloranti, aromatizzanti), sia verso gli alimenti stessi. I sintomi sono simili a quelli delle allergie da contatto, con in più eventuali episodi di vomito e/o di diarrea. Si possono anche verificare infiammazioni alle orecchie, sovrapproduzione sebacea, desquamazioni o alopecìa (la quale però può essere dovuta anche a squilibrio ormonale). La sintomatologia delle allergie alimentari è la più lenta nel manifestarsi: i primi segnali si possono avere dopo appena una settimana come dopo 10 anni di esposizione continua. Si calcola che più dell'80% dei gatti sofferenti di allergie alimentari abbia assunto continuativamente l'allergene col cibo per un periodo di tempo di circa 2 anni. Il trattamento dietetico consiste nell'eliminazione di tutte le proteine più verosimilmente a rischio, e nella prescrizione di diete anallergiche (riso con agnello/pollo bollito, acqua demineralizzata). Nel giro di 2 settimane i sintomi dovrebbero iniziare a regredire.
Alcuni gatti presentano reazioni anafilàttiche gravi (talvolta letali) a certi medicinali, ad es. antibiotici o anestetici.
Ultimamente sono in corso studi volti a stabilire se esista o meno un collegamento fra allergie di tipo alimentare e FUS [Feline Urinary Syndrome, sindromi dell'apparato urinario, ndt], ma i risultati ottenuti sono ancora allo stadio sperimentale. Uno degli allergèni più comuni e fastidiosi è costituito dalle sostanze proteiche presenti nella saliva delle pulci. Gli animali anziani sviluppano un'intolleranza crescente al loro morso. E' perciò necessario mantenere il pelo dell'animale quanto più possibile libero dalle pulci, utilizzando antiparassitari specifici. Il veterinario deciderà se prescrivere ulteriori trattamenti (in pastiglie o iniezioni) di prednisone [uno steroide sintetico derivato del cortisone, dotato di un'efficacia terapeutica da 3 a 5 volte superiore a questo, con effetti collaterali sul ricambio idrosalino -sodio e potassio soprattutto- tutto sommato comparabili, ndt].
Allergèni più comuni :
pollini, linfa e lattice di alcune specie di piante [specie quelle ad alto contenuto di ossalati di calcio, ndt],
pulitori spray per moquette e tappeti, lana e tessuti,
polveri, compreso il residuo argilloso di alcuni tipi di lettiera, e la cenere della caldaia,
carta da giornale, cellulosa in genere,
fumo di sigaretta,
profumi, deodoranti, saponi per l'igiene personale detergenti e deodoranti per uso domestico,
pomate e disinfettanti per uso topico,
antibiotici: penicillina, tetraciclina, neomicina...
vaccini, specialmente quello contro la panleucopenìa [gastroenterite felina infettiva, ndt]
Ogni sostanza causa reazioni sintomatiche differenti, la cui
portata varia soggettivamente da gatto a gatto:
dermatiti, arrossamenti, cambiamenti nella pigmentazione [specialmente del naso
e della bocca, ndt], prurito insistente, perdita di
pelo, comparsa di pustole, crosticine, eruzioni o
ulcere epidermiche, talvolta reazioni asmatiche. Le zone maggiormente colpite
sono il mento, le orecchie, l'interno delle cosce, l'addome, la base della
coda, le ascelle e la zona perianale. Non esiste modo
di prevenire una possibile reazione allergica. Una volta comparsa, la cura deve
tendere per quanto possibile ad individuare l'allergene responsabile, tramite
test epicutanei, e ad effettuare
successivamente una desensibilizzazione specifica.
Quando questo non fosse possibile, oltre
all'allontanamento della sostanza incriminata, si utilizzano trattamenti
desensibilizzanti non-specifici (ad es. cortisonici o corticosteroidei),
cercando nel contempo di bloccare l'azione biochimica dell'istamina con farmaci
antagonisti (antistaminici, ad es. clortrimetron).
Questi farmaci hanno comunque dei potenziali effetti
collaterali [per cui NON somministrate MAI
medicine che non siano state espressamente prescritte dal veterinario,
osservando scrupolosamente il periodo di trattamento e le dosi indicate, ndt].
:: I vaccini per tutelare la salute dei nostri amici. I gatti
Gli esperti sono sostanzialmente d’accordo in merito ai vaccini
effettivamente indispensabili per i gatti. La vaccinazione “non indispensabile”
dipende da un numero di fattori che comprendono l’età, la razza e lo stato di
salute del gatto, il rischio ch venga a contatto con altri animali affetti da
una malattia, il tipo di vaccino, l’incidenza della patologia nell’area
geografica in cui il gatto vive o che si accinge a visitare.
Nei felini, si ritiene essenziale la vaccinazione nei confronti di panleucopenia
felina, rinotracheite virale, infezione da calicivirus e rabbia.
L’associazione americana degli specialisti felini (AAFP) raccomanda di praticare
ogni 3 anni la vaccinazione contro la panleucopenia, la rinotracheite virale e
l’infezione da calicivirus. Inoltre, suggerisce che i gatti potenzialmente molto
esposti a queste patologie possano trarre vantaggio da vaccinazioni molto
frequenti. La scelta di vaccinare ogni tre anni contrasta con quella delle case
farmaceutiche di produrre vaccini annuali: quando vaccinare (e quale vaccino
utilizzare) diventa sempre di più una scelta personale del proprietario
dell’animale. Consultatevi con il veterinario per determinare che cosa sia
meglio per il vostro gatto.
I vaccini “non indispensabili” sono quelli per la leucemia felina (FeLV), la
peritonite infettiva felina (FIP), la tricofizia e la clamidiosi. La AAFP
suggerisce di NON EFFETTUARE la vaccinazione contro la FeLV nei gatti che vivono
all’interno delle case e che non hanno contatti con altri animali della stessa
specie. Le vaccinazioni contro la FIP dovrebbero essere somministrate solo ai
gatti che hanno la possibilità di essere esposti a questa patologia attraverso
il contatto con i loro simili. La scelta di utilizzare vaccini contro la
clamidiosi e la tricofizia si basa sull’incidenza della malattia e sulle
condizioni ambientali.
Nella tabella successiva viene riportato un possibile programma di vaccinazioni
per un gatto che vive in casa.
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6
settimane Panleucopenia, rinotracheite (herpesvirus felino -1), calicivirus |
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9 settimane Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus |
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12 settimane Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus |
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15 settimane Panleucopenia, rinotracheite, calicivirus |
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1
anno - 2 anni Nota: In accordo con quanto afferma l'AAFP, i gatti a basso
rischio di esposizione possono non avere bisogno di un richiamo annuale per
la maggior parte delle malattie. |
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La vaccinazione contro la rabbia dovrebbe essere effettuata
dal vostro veterinario in accordo con le norme locali.
Per la protezione nei confronti di FIP (Peritonite
infettiva felina), i dottori Foster e Smith raccomandano la vaccinazione a 16/19
settimane d’età, con richiami regolari negli anni successivi.
Nei luoghi in cui Chlamydia (polmonite) è frequente, si
raccomanda di vaccinare a 9, 12 e 15 settimane di età.
Per i gatti potenzialmente esposti al FeLV (Virus della
Leucemia felina), i Drs. Foster e Smith raccomandano la vaccinazione a 12, 15
settimane e a 1 anno, con richiami re golari negli anni successivi.
Le precedenti raccomandazioni sono valide per la maggior parte dei gatti.
Consultatevi con il veterinario in merito a quali vaccini siano più appropriati
per il vostro. Ricordatevi: le indicazioni variano a seconda dell’età, della
razza, dello stato di salute del gatto, della potenziale esposizione alla
malattia, del tipo di vaccino, dell’utilizzo del gatto per la riproduzione e
dell’area geografica in cui vive o in cui si reca in visita