Malattie del Gatto
Malattie Virali
Gastroenterite infettiva o Panleucopenia infettiva
Chiamata anche "parvovirosi felina"
colpisce particolarmente i gatti di giovane età. E' altamente
contagiosa e può essere trasmessa mediante contatto diretto o indiretto. Il
periodo di incubazione di questo virus varia dai 2 ai
9 giorni: colpisce l'intestino causando vomito, diarrea emorragica e
disidratazione. Può inoltre interessare tutto l'organismo causando febbre,
anemia e depressione e, nei casi più gravi, può portare il soggetto alla morte.
Indispensabile è l'aiuto del veterinario che impronterà una adeguata
terapia. Raccomandabile è la vaccinazione annuale come profilassi preventiva sia per i gatti che vivono in appartamento che per quelli
che vivono all'esterno.
È caratterizzata da virulenza esplosiva e da alta mortalità Le vie di infezione possono essere molteplici .L'incubazione della malattia oscilla tra i 2 e i lO giorni. L'alta mortalità è frequente nei soggetti al di sotto dei sei mesi, minore negli adulti.Ad una fase febbrile, 39,5-40° fa riscontro un abbassa mento della medesima sino a valori molto bassi, 36-35°Dopo un esordio accompagnato da vomito e diarrea l'animale rimane accasciato e abbandonato sullo sterno in atteggiamento di assoluta prostrazione e inerzia .È opportuno rammentare ai proprietari degli animali che riescono a superare la malattia di non alimentare troppo precocemente il gattino per non farlo ricadere in una affezione gastroenterica più grave.Il veterinario di fiducia saprà suggerire le terapie più opportune. Per fortuna si dispone attualmente di un vaccino specifico che, se praticato all'animale quando non ha ancora contratto la malattia, conferisce una protezione efficace
La Panleucopenia o gastroenterite infettiva felina, causata dal Parvovirus, è una grave malattia che può colpire gatti di qualsiasi età ma è particolarmente temibile nei cuccioli, nei quali è causa di alta mortalità, soprattutto nei soggetti di importazione, che sono stati allontanati precocemente dalla madre (quindi non sufficientemente dotati di anticorpi) e costretti allo stress del viaggio. La malattia è fortemente contagiosa e il virus eliminato da altri animali è in grado di permanere a lungo nell’ambiente, costituendo così per molti mesi fonte di contagio per i gatti. La trasmissione della gastroenterite può avvenire per contatto diretto (altamente infettivo) o indiretto, cioè attraverso i secreti di un animale malato.
SINTOMI:
la malattia attacca l’apparato gastrointestinale causando diarrea, vomito,
anoressia, depressione, dolorabilità addominale e come conseguenza, rapida
disidratazione. Inoltre provoca leucopenia, cioè l’animale perde
progressivamente alcune cellule prodotte dal midollo osseo fondamentali alla
produzione di anticorpi, rendendolo così indifeso alle altre infezioni.
TERAPIA: proprio perché si tratta di una malattia virale che è
così complessa da curare. Quando l’infezione si è sviluppata è opportuno
ricorrere ad un trattamento medico volto a controllare le manifestazioni
cliniche, cioè i sintomi, e ad impedire il sopraggiungere di infezioni
batteriche secondarie; si somministrano in ogni caso antibiotici a largo spettro
(appunto per evitare complicanze aggiuntive), si ricorre al nutrimento per via
endovenosa per reintegrare l’animale dei liquidi persi e per contrastare la
disidratazione e si somministrano farmaci anti shock.
PROFILASSI: l’unica profilassi possibile da seguire è quella del
vaccino; è stato calcolato che l’80% dei gatti al di sotto dei 6 mesi e il 20%
di quelli adulti muore in seguito alla malattia quindi la vaccinazione è l’unico
mezzo per prevenire questa brutta infezione.
visoni. Il virus
che la provoca tende ad invadere le cellule in rapida crescita come quelle
dell’apparato digerente, del midollo osseo (che produce le cellule ematiche),
del tessuto linfatico e del sistema nervoso in via di sviluppo. Ciò spiega i
sintomi comunemente riscontrati, come diarrea, vomito, riduzione del numero dei
globuli bianchi e convulsioni. Per la protezione da questa malattia è
disponibile un vaccino.
Quali sono le
caratteristiche del virus della Panleucopenia felina?
La Panleucopenia (gastroenterite felina)
è provocata da un virus molto simile a quello che causa la parvovirosi nel cane.
E' molto stabile nell'ambiente e può sopravvivere anni a temperatura ambiente.
Sopravvive bene anche a temperature più basse e non viene eliminato dalla
maggior parte dei comuni disinfettanti. Il contatto con una soluzione di
candeggina per 10 minuti invece lo inattiva.
Quanto è comune
la Panleucopenia?
Il virus della Panleucopenia è molto
diffuso in natura, al punto che in pratica tutti i gatti vengono esposti ad esso
nel primo anno di vita.
Come si trasmette
il virus della Panleucopenia?
Nella maggior parte dei casi il virus si
trasmette quando un gatto viene a contatto con le feci o le urine di altri gatti
infetti. Questi diffondono il virus nelle feci e nelle urine anche per 6
settimane dopo la guarigione. Il virus può anche venire trasmesso dal contatto
con oggetti contaminati da urine o feci, come le ciotole per il cibo e per
l'acqua, il vestiario, le scarpe, le mani e la lettiera.
Il virus della Panleucopenia viene anche trasmesso dalla madre ai gattini in via
di sviluppo nell’utero.
Quali sono i
sintomi della Panleucopenia?
I sintomi della Panleucopenia sono simili
a quelli osservati nei cani con parvovirosi o cimurro (vomito, diarrea e
convulsioni), tanto che la malattia viene qualche volta chiamata "cimurro
felino". nei gattini giovani non vaccinati la panleucopania è di solito fatale.
La maggioranza dei gatti adulti esposti al virus della Panleucopenia felina non mostra sintomi. Invece, i soggetti giovani non vaccinati (3-5 mesi) possono ammalarsi seriamente. Le manifestazioni iniziali sono inaspettate: improvvisamente la temperatura corporea sale oltre i 40 °C, causando depressione e inappetenza. Questi sintomi appaiono così improvvisamente da far pensare che il gatto sia stato avvelenato. Tre o quattro giorni dopo l’animale inizia a vomitare e può diventare fortemente disidratato. Questi animali possono arrivare a tenere la testa sulla ciotola dell'acqua, ma non bevono. Si può sviluppare anche diarrea, che può essere emorragica. Un gatto gravemente disidratato può presentare una temperatura corporea più bassa di quella normale (ipotermia), diventando debole ed entrando, talvolta, in uno stato comatoso. In questi casi il gatto è molto predisposto allo sviluppo di una infezione batterica in aggiunta all’infezione virale. Gli animali che resistono ai sintomi per più di 5 giorni di solito sopravvivono, ma la guarigione completa (con il recupero del peso) può richiedere alcune settimane.
Le gatte gravide infettate dal virus della Panleucopenia possono abortire o danno alla luce gattini morti. Talvolta capita che alcuni dei gattini neonati della cucciolata presentino una mancanza di coordinazione dei movimenti e dei tremori,
specialmente
della testa. Queste alterazioni del sistema nervoso sono causati dall’azione del
virus della Panleucopenia sul cervelletto, la parte del cervello responsabile
del coordinamento dei movimenti muscolari. Per quanto riguarda lo stato mentale,
questi gattini appaiono normali. Crescendo, possono riuscire a sviluppare un
certo grado di compensazione ed arrivare a condurre una vita relativamente
normale. Gli animali colpiti possono anche presentare anormalità della retina
dell'occhio (la parte posteriore dell'occhio, che riceve la luce e manda i
segnali al cervello).
Come viene diagnosticata
la Panleucopenia?
Per diagnosticare la malattia il
veterinario si basa sui dati anamnestici e clinici, sul risultato della visita e
sull’esito degli esami di laboratorio. Occorre distinguere la Panleucopenia
dall'infezione del virus della Leucemia Felina (FeLV), dalla salmonellosi, e
dalla perforazione dell'intestino, che si può osservare in presenza di un corpo
estraneo lineare.
Nel corso della visita il veterinario può riscontrare febbre, disidratazione,
debolezza e, palpando l'addome, può rilevare l’ispessimento dell’intestino e
l’ingrossamento dei linfonodi nell'addome. Quest’ultimo è spesso dolente.
I gatti con la Panleucopenia presentano una diminuzione del numero dei globuli
bianchi, che però si può osservare anche in altre patologie. Alcuni mostreranno
anche una diminuzione nel numero di piastrine (i componenti del sangue che
intervengono nella coagulazione).
Esistono dei kit di laboratorio che permettono di identificare il virus nelle
feci. Si possono eseguire esami del sangue per cercare anticorpi (le proteine
prodotte dall’organismo per eliminare elementi estranei come i batteri e i
virus) contro il virus, ma si tratta di esami utilizzati più comunemente a scopo
di ricerca che per la diagnosi. Il virus può anche essere isolato dalle feci e
dalle urine ma, anche in questo caso, con un test che richiede molto tempo ed è
costoso, per cui di solito viene eseguito con finalità di ricerca.
Come viene curata
la Panleucopenia?
Il trattamento della Panleucopenia si
basa fondamentalmente sulla terapia di supporto. Si somministrano fluidi per via
endovenosa o sottocutanea per correggere la disidratazione. Nei casi gravi è
possibile ricorrere alle trasfusioni di sangue. Si possono anche utilizzare
farmaci per far cessare il vomito. Il trattamento con antibiotici può proteggere
il gatto ammalato dallo sviluppo di un’infezione batterica. Vengono effettuate
anche iniezioni di vitamina B. Una volta arrestato il vomito, si può iniziare ad
alimentare il gatto con una dieta leggera somministrando frequentemente piccole
porzioni di cibo.
Come si previene
e si controlla la Panleucopenia?
Il metodo più importante per proteggere i
gatti dall'infezione del virus della Panleucopenia è la vaccinazione ai gattini
ad intervalli regolari. Se l'esposizione al virus è da ritenere probabile, è
possibile immunizzare le gatte gravide ed i gattini con meno di 4 settimane di
vita con un vaccino a virus spento. Lo svantaggio di questi vaccini è che il
gatto non è veramente protetto fino al terzo/settimo giorno dopo la seconda
vaccinazione. I vaccini vivi modificati producono un’immunità più rapida e
efficace, ma bisogna comunque sempre effettuare una serie di almeno due
vaccinazioni a distanza di 2-4 settimane. Nelle gatte gravide e nei gattini con
meno di 4 settimane NON si deve impiegare un vaccino a virus vivo modificato
perché potrebbe essere causa di aborto o danni al cervelletto del gattino.
L'ambiente in cui vivono i gatti con la Panleucopenia deve essere considerato
contaminato dal virus. Bisogna quindi disinfettare pavimenti, piatti, lettiera,
gabbie e altri oggetti con una soluzione di candeggina diluita 1:32.
Ricordate che questo virus può persistere per anni nell'ambiente. Un gattino non
dovrebbe essere portato in una pensione per gatti o in una nuova famiglia prima
di essere stato sottoposto ad una serie completa di vaccinazioni.
Influenza felina
è causata da due tipi di virus che colpiscono i gatti di tutte le età; può
considerarsi un complesso di malattie respiratorie che causano infiammazioni
con secrezioni sierose dalle mucose (occhi e naso) ed alla trachea. I sintomi
sono dati da mancanza di appetito, starnuti, tosse,
scolo nasale ed oculare, febbre e difficoltà respiratorie. Il veterinario
interverrà con la terapia adatta che sarà più efficace quanto prima sarà
iniziata. E' da ricordare che questa è una malattia contagiosa pertanto si consiglia
di effettuare la vaccinazione annuale a tutti i gatti
sia che vivano in casa o all'esterno.
Leucemia felina (FeLV)
Grave malattia virale contagiosa provocata da un "retrovirus"
che porta ad un aumento esagerato dei globuli bianchi del sangue. Può essere
trasmessa per contatto diretto tra gatto e gatto attraverso la saliva, le
lacrime, le feci, l'urina ed il latte. Nei gatti adulti la contaminazione varia
a seconda del modo di vita ( i gatti vagabondi sono
più a rischio dei gatti d'appartamento). I sintomi più frequenti sono: anemia , debolezza, calo di peso, vomito, diarrea, infiammazioni
del cavo orale, problemi respiratori di carattere cronico, anche se bisogna
dire che un gatto può rimanere asintomatico per più
anni prima della comparsa di qualsiasi sintomo. La diagnosi si esegue tramite
un test tramite il quale il Veterinario rileverà la presenza del virus
nell'organismo. Le cure sono generalmente poco efficaci ( non esiste un
trattamento specifico della FeLV ) ed è quindi
consigliabile una buona prevenzione evitando sia che il gatto abbia contatti
con individui randagi potenzialmente infetti e, soprattutto, sottoponendolo
alla vaccinazione annuale.
Immunodeficienza felina ( FIV )
E' simile alla sindrome di immunodeficienza umana, ma
è causata da un altro tipo di virus che non colpisce l'uomo. Si trasmette
tramite il morso e si rende quindi necessario, perché il gatto non si infetti, evitarne il contatto con soggetti potenzialmente
infetti ( maschi interi randagi o girovaghi ) in quanto non esiste un vaccino
per la prevenzione: si mira solamente a limitare le infezioni secondarie. Il
periodo di incubazione di questa malattia può essere
piuttosto lungo : l'infezione predispone l'organismo a tutta una serie di
malattie virali e batteriche e porta alla morte in un tempo più o meno lungo.
La diagnosi viene eseguita dal Veterinario tramite un
test sul sangue. Non esiste il vaccino.
Peritonite infettiva ( FIP )
E' una patologia molto seria che colpisce i gatti prevalentemente nell'età
compresa fra i sei mesi ed i 2-3 anni d'età soprattutto fra gli esemplari
d'allevamento o quelli che vivono in colonie. E' causata da un virus che
danneggia numerosi organi interni causando febbre, inappetenza, calo di peso,
vomito, diarrea, rigonfiamento dell'addome, difficoltà respiratorie e
depressione. E' una malattia altamente infettiva per
gli altri gatti. La terapia è molto complessa e spesso
risulta vana. Non esiste un vaccino preventivo.
Rabbia
Questa malattia, pericolosa per tutti i mammiferi, si manifesta con
turbe comportamentali, paralisi e porta alla morte in breve tempo. La
vaccinazione è obbligatoria se il gatto viaggia assieme al proprietario
all'estero o in Italia , nelle regioni dove questa
malattia è presente; (vedi Rabbia per il cane).
È una malattia infettiva e contagiosa anche per l'uomo. La trasmissione avviene tramite il morso o la saliva infetta. Il gatto è difficilmente contagiato. È disponibile un vaccino specifico.
Rinotracheite infettiva
Colpisce i giovani gatti, ha un'incubazione di 2-4 giorni, decorso variabile sino a 30 giorni o più I segni clinici sono rappresentati da un aumento della temperatura, a 39-40° che ha un andamento fluttuante; si hanno starnuti frequenti, muco nasale e oculare talvolta purulento. L'inappetenza e lo stato di prostrazione si prolungano parecchi giorni.Talvolta compare sulla punta della lingua una glossite ulcerosa. Si possono avere gravi complicanze broncopolmonari e morte, anche se con minore frequenza di quanto accade per la panleucopenia.Spesso nell'animale guarito rimane una rinite cronica che dura tutta la vita.È possibile una vaccinazione preventiva.
Parassiti esterni simili al cane
Acari della rogna
provocano una infiammazione con molto prurito, caduta di pelo e croste
soprattutto sulla testa, sulle orecchie e sul collo. Molto contagiosa tra
animali della stessa specie o di specie diverse, non presenta alcun pericolo
per l'uomo: la diagnosi può essere fatta solo con l'osservazione al microscopio
degli acari.
Funghi
Le cosiddette micosi cutanee provocano lesioni che si presentano con zone senza
peli o con peli spezzati nonché irritazioni. Esistono casi in cui soggetti
ammalati non presentano i sintomi di questa malattia. Queste affezioni cutanee
possono essere contagiose per l'uomo.
Pidocchi
Sono parassiti specifici del gatto che vivono sulla sua cute e provocano
desquamazione e prurito. Le loro uova biancastre (lendini) sono individuabili
sui peli: non colpiscono l'uomo.
Zecche
Vivono succhiando il sangue del gatto e gonfiandosi fino a raggiungere anche le
dimensioni di un pisello. Per rimuoverle bisogna usare molta attenzione: con
una pinzetta ruotare la zecca in senso antiorario facendo attenzione ad
estrarre anche il rostro boccale inserito nella cute che altrimenti, se
lasciato in sede, può provocare un piccolo granuloma.
I parassiti interni
Protozoi
Parassiti microscopici che colpendo l'apparato gastroenterico danno luogo a
diarrea ed anemia.
Vermi
Vermi tondi- i più diffusi sono gli "ascaridi", soprattutto nei
soggetti molto giovani, che causano diarrea, anemia ,
deperimento ed addome gonfio .Altri vermi tondi sono gli
"anchilostomi" che causano diarrea, a volte con presenza di sangue,
anemia e debolezza; infine ci sono gli "strongilidi"
che vivono nei polmoni causando problemi respiratori.
Vermi piatti- fanno parte di questo gruppo le "tenie", tra cui una in
particolare è molto diffusa tra i gatti ed ha come ospite intermedio la pulce.
I sintomi possono essere dati da dimagrimento, vomito e diarrea.
La prevenzione di queste verminosi va fatto osservando norme sia alimentari che
igieniche : evitare gli alimenti crudi, tenere lontane
le pulci dal gatto, mantenere il più possibile pulita la lettiera.
Preventiva è la "sverminazione" da eseguire
due volte all'anno. Più indicato è il periodo
primaverile e fine estivo.
Filariosi: malattia cardio-polmonare
del cane e del gatto con interessamento cutaneo
Grave malattia parassitaria trasmessa da una zanzara che, succhiando il sangue
di un animale ammalato, ne aspira le larve che
verranno in seguito depositate sulla pelle di un altro animale e penetreranno
dal foro di suzione fino al sangue periferico. Per diventare adulta la filaria
ha bisogno di circa 6 mesi di tempo: gli esemplari maschi possono misurare dai
12 ai 17 centimetri, le femmine dai 16 ai 30 e la loro vita media è intorno ai
5 anni. Una volta adulta colonizza il cuore destro e le sue diramazioni arteriose
polmonari, provocando, dopo un periodo non inferiore ai 4 mesi, problemi alla
respirazione ed al cuore, creando spossatezza, tosse fino a vere e proprie
crisi respiratorie e collasso cardio-circolatorio in fase di malattia avanzata.
Può essere facilmente individuata con un prelievo di sangue da parte del
veterinario.
La prevenzione di questa malattia è consigliabile soprattutto nelle zone di
maggior diffusione (Pianura Padana) onde evitare
all'animale i problemi che questa comporta nonché la morte.
Malattie generali
Ipertiroidismo
L'ipertiroidismo è il più comune disturbo endocrino che colpisce i gatti.
Determina una varietà di sintomi che risultano dalla sovrapproduzione
dell'ormone tiroideo. I recenti progressi della medicina hanno portato grandi
miglioramenti nelle diagnosi e nel trattamento di questa malattia.
Perché i gatti sono colpiti dall’ipertiroidismo?
Principalmente, i gatti sono colpiti da ipertiroidismo a causa dello sviluppo di
un adenoma nella ghiandola tiroidea. L'adenoma, un tumore, colpisce entrambe le
ghiandole nel 70% dei casi. La ragione per cui i gatti presentano questi tumori
è al momento sconosciuta. Si ipotizza il possibile coinvolgimento di fattori
immunologici, nutrizionali ed ambientali. Il tumore è composto da cellule
tiroidee, il cui aumento numerico determina un incremento della secrezione
dell'ormone tiroideo.
Quali gatti hanno maggiori probabilità di
sviluppare l'ipertiroidismo?
L'ipertiroidismo si sviluppa nei gatti di media età o anziani e la malattia
esordisce tra i 4 e i 22 anni (età media 13 anni). Solo il 5% dei gatti
ipertiroidei sviluppa la patologia prima dei 10 anni. Non sembrano esserci
predisposizioni di razza e sesso.
Quali sono i sintomi?
I sintomi sono molteplici e variabili. Ecco una lista di quelli più comunemente
riscontrati, insieme alla loro incidenza.
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Sintomi % dei gatti che li presentano |
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Perdita di peso 88% |
Come
viene diagnosticato l'Ipertiroidismo felino?
L'ipertiroidismo viene diagnosticato misurando il livello dell'ormone tiroideo
nel sangue. Ci sono 2 differenti ormoni tiroidei prodotti dalla ghiandola, la
tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). Il riscontro di elevati livelli di T4
indica l'ipertiroidismo nei gatti. Anche un’alta concentrazione di T3 ha lo
stesso significato, tuttavia nel 25% dei gatti ipertiroidei questo ormone non è
presente in concentrazioni elevate mentre T4 si. Per questa ragione, al fine di
diagnosticare l'ipertiroidismo si utilizza principalmente la misurazione delle
concentrazioni di T4 nel sangue. A volte un animale con una concomitante
malattia renale, cardiaca o comunque debilitante può essere affetto da
ipertiroidismo, ma presentare valori di T4 normali (o leggermente elevati). Ne
casi in cui si sospetta un ipertiroidismo, ma gli esami effettuati sui campioni
di sangue risultano normali, è meglio eseguire nuovamente il test dopo aver
trattato la malattia in atto con una terapia medica appropriata.
Occasionalmente, per confermare la diagnosi dell'ipertiroidismo i veterinari
utilizzano altri test. Fra questi rientrano le prove di soppressione con T3, di
stimolazione con ormone tireotropino-rilasciante e di captazione e
visualizzazione di radionuclidi tiroidei (scintigrafia).
Come viene trattato l’ipertiroidismo felino?
L’ipertiroidismo è la patologia endocrina (ormonale) più comune nei gatti.
Attualmente ci sono tre metodi soddisfacenti per curare l’ipertiroidismo nei
gatti: l’eliminazione chirurgica delle ghiandole affette, la somministrazione di
agenti antitiroidei e il trattamento con iodio radioattivo. Ciascuno di essi
presenta vantaggi e svantaggi, in relazione all’età e all’entità della
patologia.
Farmaci antitiroidei: la
somministrazione di agenti antitiroidei per via orale è ancora un trattamento
molto utilizzato per l’ipertiroidismo nei gatti. Il farmaco impiegato è il
metimazolo (Tapazole). Si tratta di un agente usato anche per l’uomo. Va
somministrato quotidianamente per tutta la vita del gatto sotto forma di pillole
ed agisce bloccando la sintesi dell’ormone nella tiroide. Il suo vantaggio
consiste nel fatto che non causa la perdita della funzione delle ghiandole
paratiroidi, cosa che spesso accade con la chirurgia. Il costo delle pillole è
relativamente limitato e distribuito su tutta la vita dell’animale. Se si
insorgono complicazioni o problemi, l’assunzione di pillole può essere
interrotta. In rari casi il trattamento causa un ipotiroidismo. Lo svantaggio è
che il trattamento non è risolutivo, può essere difficile da somministrare in
alcuni gatti e può causare effetti collaterali (apatia e vomito che si osservano
nel 15% circa dei felini che assumono il Tapazole).
Chirurgia: la chirurgia prevede
l’asportazione della tiroide colpita. L’intervento elimina il problema e può
avere valore risolutivo. Con questo trattamento, ricoverando l’animale solo per
un paio di giorni, si elimina la necessità di una somministrazione giornaliera
di farmaci. La chirurgia ha pochi svantaggi. Uno di questi è il rischio di
rimuovere anche le paratiroidi, delle ghiandole che si trovano vicino alla
tiroide, causando un ipoparatiroidismo. Se vengono asportati entrambi i lobi
tiroidei si può sviluppare un ipotiroidismo. Alcuni veterinari non eseguono
questa operazione chirurgica e può essere necessario l’invio del gatto ad una
struttura specialistica.
Iodio radioattivo: lo iodio
radioattivo costituisce una terapia semplice, efficace e sicura per i gatti
affetti da ipertiroidismo. Il principio di base su cui si fonda questo
trattamento è dato dal fatto che le cellule tiroidee non sono in grado di
differenziare lo iodio stabile da quello radioattivo; perciò quest’ultimo, una
volta somministrato per via endovenosa, si concentra nella ghiandola. Nei gatti
con ipertiroidismo lo iodio radioattivo si raccoglie nelle cellule tumorali
iperplastiche, irradiando e distruggendo il tessuto iperfunzionante. Il tessuto
tiroideo sano e le paratiroidi non vengono danneggiati da questo trattamento.
Alcuni svantaggi riguardano il fatto che inizialmente può essere costoso . La
maggior parte delle cliniche veterinarie non dispone delle strutture necessarie
per attuare questa terapia, per cui a volte è necessario un lungo viaggio per
trovarne una in grado di praticarla. Un terzo problema è causato dal fatto che
si impiega materiale radioattivo: l’animale infatti deve restare in clinica fino
a che il suo organismo non se ne sia completamente liberato, ovvero per almeno
una settimana. Indipendentemente dai costi e dagli sforzi che il ricorso a
questo trattamento comporta, questa sarebbe la mia prima scelta se uno dei miei
gatti sviluppasse l’ipertiroidismo. I risultati sembrano essere eccellenti.
L'ASMA FELINA
L'asma
felina è una patologia respiratoria (riguardante l'iperreattività,
l'infiammazione o l'ostruzione del flusso dell'aria delle vie respiratorie) che
regredisce spontaneamente o reagisce molto bene alla terapia. La sua principale
caratteristica è proprio relativa al fatto che si presenta e scompare da sola e
risponde molto bene al trattamento con gli steroidi. Questo articolo prende in
esame la terapia di questa patologia, che sembra essere molto simile a quella
utilizzata nell’uomo.
L'asma felina è una patologia respiratoria (riguardante l'iperreattività,
l'infiammazione o l'ostruzione del flusso dell'aria delle vie respiratorie) che
regredisce spontaneamente o reagisce molto bene alla terapia. La sua principale
caratteristica è proprio relativa al fatto che si presenta e scompare da sola e
risponde molto bene al trattamento con gli steroidi. Questo articolo prende in
esame la terapia di questa patologia, che sembra essere molto simile a quella
utilizzata nell’uomo.
Chi è predisposto?
I gatti di età compresa tra uno e otto anni sono i più soggetti a sviluppare
l'asma. Rispetto ai maschi, le femmine hanno il doppio delle possibilità di
essere colpite. Le razze Siamesi e Himalayane sono più a rischio rispetto alle
altre. La malattia può manifestarsi in qualsiasi periodo dell'anno e non sembra
esserci una specifica incidenza in una particolare stagione. E' stato calcolato
che meno dell'1 % di tutti i gatti non svilupperà mai l'asma felina.
Quali sono i sintomi?
I sintomi presentano sensibili variazioni di gravità, passando da un episodio
occasionale a forme croniche e persistenti di tosse e sibili. Quando tossiscono,
spesso i gatti restano sulle quattro zampe ed allungano la testa in avanti; può
anche accadere che espellano qualcosa. Negli attacchi più gravi, il gatto può
soffrire di un problema respiratorio acuto e respirare con la bocca aperta, o
può vomitare dopo un attacco di tosse.
Cosa provoca l'asma felina?
Sembra che i fattori coinvolti nello sviluppo dell'asma felina siano diversi.
Attualmente si stanno effettuando una serie di studi per fornire un ulteriore
aiuto all’identificazione della causa esatta. Si ritiene che i gatti con asma
felina siano colpiti da un'infiammazione cronica dei tessuti all'interno delle
pareti bronchiali dei polmoni. I tessuti possono reagire in modo esagerato ad
alcuni allergeni, virus, o infezioni, causando infiammazioni e una secrezione
mucosa elevata. Questo aumento dell’infiammazione e delle secrezioni causa una
diminuzione della dimensione delle vie aeree, peggiorando conseguentemente i
sintomi. Gli allergeni che sono stati collegati all’accentuazione dei sintomi
nei gatti asmatici includono il fumo, gli spray insetticidi e per il pelo, la
polvere (polveri antipulci, sabbia delle cassette igieniche, spray per mouquette),
i cuscini di piume, i profumi, e gli alberi di Natale. Altri studi hanno
mostrato che anche il polline può causare le reazioni asmatiche. In aggiunta
alcuni gatti possono avere attacchi d'asma a causa di allergie alimentari, in
particolare dovuti a cibi a base di pesce che possono contenere molta istamina
naturale. Le infezioni da batteri, micoplasmi e virus sono altre cause in grado
di provocare attacchi di asma felina.
Come viene diagnosticata l'asma felina?
L'asma viene diagnosticata attraverso la valutazione dei sintomi
presenti, delle radiografie del torace e della risposta alla terapia. Gli esami
radiografici del torace possono evidenziare infiammazioni dei bronchioli
polmonari. Se i sintomi e l’esito delle radiografie sono indicativi della
presenza dell’asma felina, il miglioramento dei sintomi in seguito alla
somministrazione di steroidi per iniezione o per via orale di solito conferma la
diagnosi. Dato che ci sono molte altre patologie che possono causare sintomi
simili, si esegue un esame diagnostico completo. Di solito si effettuano il
conteggio delle cellule ematiche e il profilo biochimico, nonché gli esami per
l’identificazione della presenza delle filarie. Occasionalmente viene anche
eseguita una coltura per la ricerca di batteri o micoplasmi.
Come viene trattata?
Il trattamento principale dell'asma felina continua ad essere la
somministrazione di corticostiroidi. Nella maggior parte degli animali risulta
necessaria l’assunzione di una dose di steroidi per via orale ogni giorno per il
resto della loro vita. Altri possono avere bisogno solo di un trattamento
occasionale durante il momento critico. Negli animali in cui risulta difficile
effettuare la terapia per via orale si possono usare steroidi iniettabili a
lento rilascio. A causa dei potenziali effetti collaterali a lungo termine di
questi farmaci, l'obiettivo di questo trattamento è quello di somministrare una
minima dose efficace per ogni giorno della cura.
In aggiunta agli steroidi, alcuni veterinari stanno utilizzando la terbutalina,
iniettata o somministrata oralmente, per favorire la broncodilatazione. Un altro
farmaco che è stato usato è la ciproeptadina (Periactina), un antistaminico che
blocca la serotonina e la contrazione dei muscoli lisci nei bronchioli.
Ci sono anche alcuni farmaci che attualmente sono sperimentali e potrebbero
essere usati nel futuro, come la ciclosporina (un farmaco immunosoppressore che
può avere benefici effetti sull'asma felina) o l’Anticorpo Anti-Interleuchina-5
(farmaco sperimentale che blocca l'azione degli eosinofili e riduce i sintomi
clinici dell'asma felina).
LA COCCIDIOSI
I
coccidi sono piccoli protozoi (organismi unicellulari) che si moltiplicano nel
tratto intestinale dei cani e dei gatti, più comunemente nei gattini e nei
cuccioli con meno di 6 mesi di vita, negli animali adulti con il sistema
immunitario indebolito o in animali sottoposti a particolari situazioni
stressanti (come, ad esempio, il cambiamento di proprietario o la concomitante
presenza di altre patologie).
Nei gatti e nei
cani, la maggior parte dei coccidi appartiene al genere Isospora.Le specie che
si riscontrano più comunemente nel gatto sono I. felis ed I. rivolta.
Indipendentemente dalla specie presente, la malattia viene chiamata coccidiosi.
Crescendo, un gattino tende a sviluppare una sorta di immunità naturale verso
gli effetti della coccidiosi. Anche un adulto può essere portatore di coccidiosi
intestinale, liberando cisti nelle feci senza mostrare alcun segno di malattia.
Come si trasmette la coccidiosi?
Un gattino non nasce con i coccidi nell'intestino. Dopo la nascita, questi
animali vengono frequentemente esposti al contatto con le feci materne, tanto da
arrivare ad ingerirle: qualora queste dovessero contenere delle cisti, c’è il
rischio che nel neonato si sviluppi la coccidiosi intestinale. Dato che i
gattini giovani, solitamente quelli con meno di 6 mesi di vita, non sono immuni
alla malattia, i microrganismi si riproducono in grande numero, causando
un’infestazione intestinale con effetti spesso gravi.
Dall’esposizione ai coccidi nelle feci all'inizio della malattia passano circa
13 giorni. La maggior parte dei gattini malati di coccidiosi ha quindi un’età di
almeno due settimane. Benché la maggior parte delle infestazioni sia di origine
materna, non è sempre così. Ogni gattino o cucciolo infestato può contagiare gli
altri gattini. Negli allevamenti, nei rifugi o nelle strutture veterinarie è
bene quindi isolare gli animali parassitati da quelli che non lo sono.
Quali sono i sintomi della coccidiosi?
Il principale sintomo di un animale colpito dalla coccidiosi è la diarrea.
Questa può essere lieve o grave a seconda del livello di infestazione. Possono
essere presenti sangue e muco, specialmente nei casi in cui la patologia è in
uno stadio avanzato. Gli animali affetti in modo grave possono anche presentare
vomito, perdita dell’appetito, disidratazione e, in alcuni casi, morte.
La maggior parte dei gattini infestati esaminati dagli autori di questo articolo
ha un’età compresa tra le 4 e le 12 settimane. Negli animali di questa fascia di
età, in presenza di feci molli o diarrea si deve sempre prendere in
considerazione l’ipotesi della coccidiosi. L’esame microscopico delle feci
eseguito da un veterinario individuerà le cisti, confermando la diagnosi.
Quali sono i rischi?
Benché nella maggior parte dei casi la malattia si manifesti in forma lieve, non
è raro osservare una grave diarrea emorragica, che porta alla disidratazione e
persino alla morte. Ciò si verifica soprattutto negli animali malati o infestati
da altri parassiti, batteri o virus. La coccidiosi è molto contagiosa,
specialmente tra i giovani gattini. Possono venire contaminati interi gattili e
l’infestazione può colpite simultaneamente gattini di diverse fasce di età.
Qual'è il trattamento per la coccidiosi?
Occorre ricordare che lo stress gioca un ruolo molto importante nello sviluppo
della malattia. Non è raro che un gattino, apparentemente sano, giunga nella sua
nuova casa e dopo qualche giorno presenti una diarrea che porta ad una diagnosi
di coccidiosi. Se l’animale ha vissuto nella nuova casa per meno di 13 giorni,
era già affetto dalla coccidiosi prima del suo arrivo. Non bisogna dimenticare
che il periodo di incubazione (dall’esposizione alla malattia) è di circa 13
giorni. Se il gattino ha vissuto con il nuovo proprietario per alcune settimane,
è più probabile che l'esposizione alla coccidiosi si sia verificata dopo il suo
arrivo nella nuova casa, anche se, solitamente, la malattia in questi casi si
manifesta solo superficialmente.
Fortunatamente la coccidiosi è curabile. Farmaci come la sulfadimetossina (Albon)
e l’associazione trimethoprim-sulfadiazina (Tribrissen) sono risultati efficaci
per la terapia e la prevenzione della malattia. Dato che questi farmaci non
uccidono i microrganismi, ma piuttosto ne inibiscono le capacità di
riproduzione, l'eliminazione della coccidiosi dall'intestino non è rapida.
Arrestando la riproduzione dei protozoi, si lascia al sistema immunitario del
cucciolo il tempo di svilupparsi e rimuovere i parassiti. Di solito la terapia
farmacologia dura 5 o più giorni.
Come si previene o si controlla la coccidiosi?
Poiché la coccidiosi si diffonde attraverso le feci degli animali, è molto
importante adottare rigide misure sanitarie. Tutto il materiale fecale deve
essere rimosso ed occorre accertarsi che il cibo e l'acqua non siano contaminati
dalle feci. Si deve sempre lasciare a disposizione dell’animale acqua pulita. La
maggior parte dei disinfettanti non agisce bene contro la coccidiosi; sarebbe
meglio effettuare l’incenerimento delle feci ed il lavaggio mediante vapore,
immersione in acqua bollente o ammoniaca al 10%. I coccidi resistono al gelo.
Scarafaggi e mosche possono trasferire meccanicamente i coccidi da un posto
all’altro. I topi e altri animali infestati, se ingeriti dai gatti, possono
contagiarli: il controllo della presenza di insetti e roditori è pertanto molto
importante per prevenire la malattia.
LE PULCI
La prevenzione
è il miglior modo per combattere le pulci. Chiedete a chiunque abbia avuto
problemi con questi parassiti, sarà sicuramente un forte sostenitore della
prevenzione. Controllare ed eliminare un problema di infestazione da pulci già
instaurata richiede molto tempo e molti sforzi e potrebbe addirittura diventare
estremamente costoso se una qualunque delle procedure viene trascurata. Tentare
di controllare il numero di pulci dei nostri gatti è un processo a più fasi. Le
pulci adulte si trovano per lo più sull'animale, ma uova, larve e pupe sono
presenti in abbondanza nell'ambiente circostante (tappeti, lettiere ed erba).
Non esiste un programma di controllo delle pulci che sia sicuro e non preveda
anche la disinfestazione dell'ambiente.
Per avere un valido programma di controllo delle pulci è necessario:
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Rimuovere le pulci dall'ambiente interno |
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Rimuovere le pulci dall'ambiente esterno |
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Rimuovere le pulci dall'animale |
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Tenere lontane le pulci |
Non
esiste un valido programma di controllo delle pulci che non preveda anche la
disinfestazione dell'ambiente.
Il controllo delle pulci viene complicato dal fatto che ci sono molti animali
selvatici che fungono da serbatoi. Le pulci dei gatti possono colpire più di 50
specie di animali nel mondo. Negli Stati Uniti, coyote, volpi, alcune specie di
roditori, moffette, opossum, procioni e furetti possono tutti ospitare le pulci
di gatto. Il controllo di questi parassiti è ancora più complesso in quanto è
ormai provato che alcuni stanno sviluppando una resistenza verso i principali
prodotti utilizzati per il loro controllo, specialmente gli organofosfati.
Si pensa di aver eliminato tutte le pulci, quando d’improvviso eccole di nuovo.
Questo non significa necessariamente che è stato commesso qualche errore nelle
vostre procedure. Può semplicemente essere che un certo numero di pupe inattive
si sia schiuso. Ricordate: lo stadio di pupa della pulce può restare inattivo
per mesi, viene protetto dal suo bozzolo, ed è resistente a molti insetticidi.
Di conseguenza, avrete bisogno di disinfestare l'ambiente e il vostro animale
fino a che tutti questi stadi si siano schiusi. Gli ingredienti dei prodotti per
il controllo delle pulci possono variare e includere insetticidi e prodotti
chimici che possono uccidere le forme immature, inibitori della crescita degli
insetti, o altre simili combinazioni. La scelta dei prodotti dovrà essere basata
sull'ampiezza dell'infestazione delle pulci, la specie, la razza, lo stato di
salute e l'età dell'animale, l'ambiente, la presenza di altri animali, e le
esigenze particolari di una famiglia (ad es. bambini, persone con l'asma).
Controllo delle pulci nell'ambiente interno
Il controllo dell’ambiente interno comporta la rimozione sistematica dalle pulci
dall’intera superficie domestica, uccidendo le pulci adulte rimaste e prevenendo
lo sviluppo e la crescita delle forme immature.
Per una rimozione totale delle pulci è necessaria
una pulizia completa mediante aspirapolvere (in particolar modo nelle zone dove
il vostro gatto dorme abitualmente). In seguito bisogna racchiudere il sacchetto
dell’aspirapolvere in una borsa di plastica ed eliminarlo immediatamente. La
pulizia deve essere fatta ogni giorno nelle zone di continuo passaggio e
settimanalmente nelle altre. Si stima che l’aspirapolvere possa rimuovere circa
il 50% delle uova delle pulci. Inoltre, NON mettete palline di naftalina o
collari antipulci nell’aspirapolvere poiché potrebbero verificarsi esalazioni
tossiche.
Usate prodotti specifici per uccidere le pulci
adulte rimaste, come ad es. polveri per tappeti, nebulizzatori o spray. A volte
può essere necessario usare in modo combinato questi prodotti. I nebulizzatori
sono particolarmente efficaci per le ampie superfici aperte. Gli spray, invece,
possono essere usati in zone circoscritte quali battiscopa, fessure, sotto i
mobili e altre zone dove i nebulizzatori non possono arrivare. Si consiglia di
scegliere accuratamente i prodotti da utilizzare considerando anche la presenza
dei bambini, animali e persone asmatiche, etc. Il veterinario può aiutarvi a
scegliere il prodotto più appropriato per la vostra situazione. Nel caso di
infestazioni particolarmente gravi sarà necessario richiedere l'intervento di un
disinfestatore professionale.
Per fermare lo sviluppo e per prevenirne la crescita
è consigliabile utilizzare spray e nebulizzatori che contengano un regolatore
della crescita dell'insetto come ad es. il Nylar. Molti spray e nebulizzatori
contengono sia un composto adulticida che un regolatore della crescita degli
insetti.
Ricordate di lavare la lettiera del vostro gatto
settimanalmente e di trattare la zona con un regolatore della crescita degli
insetti ed eventualmente con un agente adulticida.
Non dimenticate di pulire con cura la vostra
macchina, il garage, lo scantinato e tutti gli altri luoghi dove il vostro gatto
trascorre una grande quantità di tempo.
Controllo delle pulci nell'ambiente esterno
Il controllo delle pulci nell'ambiente esterno generalmente comporta il
trattamento del cortile o delle zone dove le pulci sono più propense allo
sviluppo. Le pulci amano gli ambienti umidi, caldi, ombrosi e dove ci siano
detriti organici. Si trovano anche nelle zone esterne dove gli animali sostano
maggiormente (ad es. sotto i portici, nelle cucce dei cani, etc.).
Si consiglia di smuovere i detriti organici come le foglie, la paglia o l'erba
tagliata per disturbare l'habitat naturale delle pulci e di utilizzare un
prodotto anti-pulci per evitare loro proliferazione tra le mura domestiche.
Se vi state occupando del giardino, è consigliabile utilizzare uno spray con
fenvalerato, così da non nuocere all'ambiente circostante. Sarà poi necessario
prendersi cura del giardino ogni 10-30 giorni a seconda del prodotto utilizzato.
Indipendentemente dal prodotto, ricordate di non spruzzare l’agente antipulci se
le sostanze liberate nell’aria possono finire in laghi o fiumi. Leggete con cura
le etichette degli insetticidi e applicate il prodotto sul vostro gatto come
indicato.
Il controllo delle pulci sul vostro animale
Esistono molti modi per applicare i prodotti per il controllo di pulci ed acari
al vostro animale (ad es. spray, polveri medicinali, bagni disinfettanti,
shampoo, collari, prodotti orali o iniettabili e farmaci da somministrare solo
una volta al mese).
E' perfettamente normale vedere muoversi le pulci sull'animale immediatamente
dopo l’aver utilizzato spray, shampoo, bagni disinfettanti, eccetera. Questo
deve avvenire perché i prodotti siano efficaci.
Per qualsiasi prodotto applicato direttamente sull'animale, non va dimenticato
che, perché l’insetticida abbia effetto, le pulci devono salire sull'animale e
nutrirsi e/o camminare tra il pelo. In seguito salteranno via dall'animale e
moriranno sul prato o sul tappeto. Quindi è perfettamente normale vedere le
pulci vive sull'animale immediatamente dopo aver utilizzato spray, shampoo,
bagni disinfettanti ecc. Questo riscontro spesso viene erroneamente confuso con
la scarsa efficacia dei prodotti. La loro presenza, dopo il trattamento, può
continuare per giorni, settimane, mesi, a seconda del numero di pulci rimaste.
La stessa cosa accade anche con i collari antipulci per i quali si potranno
vedere le pulci direttamente sotto il collare. Anche in questo caso, la
disinfestazione è appena cominciata e i risultati arriveranno.
Sostanze da applicare localmente una volta al mese: questi insetticidi vanno
applicati in un’area limitata della schiena dell'animale, sono probabilmente i
prodotti più facili da usare, e generalmente, i più duraturi. Alcuni di questi
agenti uccidono acari e pulci, altri solo le pulci. Alcuni contengono anche
sostanze che regolano la crescita degli insetti. Pertanto si consiglia di
controllare accuratamente le avvertenze e le modalità d’uso.
Alcuni prodotti: Bio Spot, Advantage, Frontline Topspot, e Defend.
Spray: gli spray per il controllo di
pulci e acari vengono somministrati mediante bombolette o flaconi a pressione.
Molti gatti preferiscono i flaconi a pressione rispetto al sibilo che viene
abitualmente emesso dalle bombolette, perché si tratta di un suono che può
risultare troppo simile ai rumori emessi da altri gatti. Se state usando una
bomboletta spray, può essere opportuno spruzzare il prodotto su un panno
(lontano dal gatto), ed in seguito passare il panno sul gatto. Quando usate uno
spray, non è necessario bagnare completamente il gatto con il prodotto, basterà
essere certi di averlo applicato su tutte le parti dell’animale. Spruzzate una
piccola quantità su un batuffolo di cotone per trattare la zona intorno
all'occhio e alle orecchie dell'animale. Non applicate mai nessuno di questi
prodotti negli occhi del vostro gatto. Seguite le indicazioni del veterinario e
dell'industria produttrice dello spray per quanto riguarda le modalità e la
frequenza della somministrazione. In ogni caso cercate di eseguire
l’applicazione in una zona ben ventilata.
Polveri medicinali: le polveri
medicinali sono semplici da applicare, ma possono presentaredelle
controindicazioni nel caso in cui il gatto o il possessore siano affetti da
asma. In questa circostanza, a causa delle inalazioni, le polveri medicinali
possono non rappresentare il prodotto ideale da somministrare. Assicuratevi
comunque di usarle in zone ben ventilate.
Bagni disinfestanti: bagni
disinfestanti e spugnature vanno applicati sull'intero animale. Anche in questo
caso, il trattamento va effettuato in luoghi ben ventilati e secondo le
indicazioni del vostro veterinario e dell'industria produttrice. Può essere
opportuno utilizzare batuffoli di cotone per le orecchie e unguenti oftalmici
per gli occhi del vostro animale. Nonostante queste precauzioni si consiglia la
massima attenzione per evitare che questi prodotti entrino in contatto con gli
occhi e le orecchie dell’animale.
Shampoo: principalmente aiutano a
liberare l'animale dalle pulci. Per usare in modo corretto uno shampoo contro
pulci e acari è necessario effettuare il trattamento di tutto il corpo e poi
lasciare agire per 10 minuti prima di risciacquare. Questa indicazione è
presente in quasi tutti gli shampoo curativi. Ricordate sempre di proteggere gli
occhi e le orecchie del vostro animale. (SUGGERIMENTO: Ai gatti spesso non piace
l’acqua corrente. In genere è meglio versare dell'acqua sul gatto con una grossa
brocca piuttosto che spruzzarla).
Collari: i collari possono essere
efficaci, ma devono essere applicati correttamente. Perché sia posizionato
correttamente dovranno passare 2 dita tra il collare e il collo del vostro
animale. Tagliate ogni parte superflua del collare dopo averlo correttamente
applicato, altrimenti l'animale potrebbe tentare di masticarla. Controllate la
confezione per verificare la durata della sua efficacia (ad es. molti collari
perdono di efficacia in caso di umidità). Controllate sempre la presenza di
irritazioni sotto il collare, nel qual caso sarà necessario cambiare il
prodotto.
Prodotti iniettabili e per uso orale:
in commercio si trovano sia un prodotto contenente un inibitore dello sviluppo
dell'insetto sotto forma di compresse per gatti e per cani che un agente
iniettabile, solo per gatti. Le compresse vengono somministrate una volta al
mese mentre l'iniezione viene praticata ogni 6 mesi. Ricordate che questi
prodotti non uccidono le pulci adulte, quindi se il vostro animale ne è
infestato, sarà necessario usare in aggiunta anche un prodotto specifico
adulticida.
Pettini per pulci: i pettini per le
pulci non vengono spesso considerati come uno strumento prezioso per rimuovere i
parassiti. Si tratta di strumenti assolutamente non tossici che rappresentano il
migliore metodo da usare sugli animali ammalati, sulle gatte gravide o sui
gattini. Assicuratevi di scegliere un pettine con 32 denti. Pettinate il vostro
animale e poi mettete le pulci catturate dal pettine in acqua contenente un
detergente, che le ucciderà. Lo svantaggio di combattere l’infestazione con i
pettini per pulci è sostanzialmente il tempo elevato che questo procedimento
richiede. Inoltre non sarà utilizzabile negli animali con ipersensibilità al
morso di pulce.
Come tenere lontano le pulci
PREVENZIONE
Il migliore controllo delle pulci è sempre la loro prevenzione. I repellenti
sono un pilastro di questo tipo di profilassi. La piretrina e la permetrina
svolgono un'attività repellente nei confronti delle pulci (anche se la
permetrina non dovrebbe essere usata nei gatti). Utilizzando prodotti che
contengono questi insetticidi è possibile allontanare le pulci e prevenire il
problema del loro sviluppo.
L'uso regolare di inibitori della crescita degli insetti ridurrà il rischio di
una presenza stabile di pulci nell'ambiente interno ed esterno.
Prima di accogliere in casa (o in un canile) degli animali sarà opportuno fare
loro un bagno disinfestante; a maggior ragione se sono entrati in contatto con
altri animali o se sono stati in zone abitualmente frequentate da altri animali
(ad esempio i parchi per cani)
Se esiste nella vostra area geografica un grave problema (come avviene in alcune
zone nel sud degli Stati Uniti), può essere consigliato l'uso di composti
contenenti piretroidi per il trattamento dell'ambiente.
LA DERMATITE
La dermatite
allergica si sviluppa nei gatti a causa dell’ipersensibilità ad alcune molecole
presenti nell'ambiente dell’animale. La dermatite da contatto si manifesta
quando la cute è esposta a sostanze nocive nell'ambiente. I sintomi e i
meccanismi biologici coinvolti in queste due malattie sono molto simili.
Cos'è la dermatite allergica?
La dermatite allergica è una malattia rara che si sviluppa quando la cute
dell'animale reagisce in modo eccessivo ad alcune piccole molecole presenti
nell'ambiente. Le sostanze che possono causare tale patologia comprendono alcuni
antibiotici applicati alla pelle, i metalli come il nichel, i materiali come la
gomma, la lana e la plastica e le sostanze chimiche come i coloranti e i
deodoranti per tappeti.
Cos'è la dermatite da contatto?
La dermatite da contatto si sviluppa quando la cute è esposta a sostanze
chimiche fortemente irritanti come la linfa dell'edera velenosa e il sale sparso
sulle strade.
Come si differenziano queste due patologie?
La dermatite allergica colpisce solo gli animali ipersensibili alle molecole.
Invece, quella da contatto può colpire qualsiasi gatto che è esposto al composto
irritante.
La dermatite allergica richiede molte esposizioni prima dello sviluppo.
Raramente insorge in animali che hanno meno di 2 anni. Quella da contatto spesso
si sviluppa nei gattini più giovani.
Quali sono i sintomi della dermatite allergica e
da contatto?
Generalmente, le lesioni si sviluppano nelle zone della cute in cui i peli sono
radi e che risultano direttamente esposte alle molecole responsabili del
problema, come le zampe anteriori, l'addome, il muso e labbra. Le zone irritate
sono molto arrossate, presentano piccoli rigonfiamenti o vescicole e prudono
molto. Nella dermatite da contatto si possono osservare delle ulcere.
Come vengono diagnosticate le dermatiti
allergiche e da contatto?
La descrizione dei sintomi e l'esame clinico consentono spesso di riconoscere la
malattia in atto. Per isolare l'allergene (molecola che causa la dermatite), si
effettuano spesso delle prove di esclusione quali, ad esempio, l’isolamento del
gatto in una stanza senza tappeti o il confinamento lontano dall'erba. Se le
condizioni dell'animale migliorano, i potenziali allergeni vengono lentamente
reintrodotti nell’ambiente, uno alla volta.
Si può anche effettuare anche un test dermatologico, sfregando sulla cute del
gatto una piccola quantità di allergene, oppure applicandovi con un bendaggio un
batuffolo di garza contenente l'allergene stesso. La cute viene controllata per
2 o 3 giorni per verificare l’eventuale comparsa di una reazione.
Come vengono trattati gli animali con dermatite
allergica o da contatto?
Per trattare queste malattie occorre rimuovere o ridurre l'esposizione
all'allergene o il contatto irritante nell'ambiente dell'animale. Se ciò è
impossibile, sarà necessario somministrare spesso una terapia a base di
steroidi. Sfortunatamente, questa non risulta sempre efficace.
Come regola, di fronte a qualsiasi animale in cui si sospetti la presenza di un
problema legato ad un componente allergica o da contatto si raccomanda di:
Utilizzare per il cibo e l’acqua delle
ciotole in vetro o in acciaio inossidabile, per diminuire la possibilità che la
dermatite da contatto sia dovuta all’esposizione alla plastica o ai coloranti.
Utilizzare detergenti ipoallergici per
la lettiera del gatto.
Impiegare solo shampoo ipoallergici,
in modo da eliminare ogni allergene.
Lasciar camminare il gatto solo sui
marciapiedi e sulle superfici pavimentate, evitando il contatto con l’erba.
"Le orecchie
del mio gatto hanno un odore terribile. Cosa posso fare?"
"I miei gattini si grattano molto le orecchie. Dentro c’è una sostanza nera e
friabile. Cosa dovrei fare?"
Queste sono alcune delle più comuni domande che vengono poste al veterinario.
Sintomi delle malattie dell’orecchio
Ogni giorno vediamo
gatti con problemi auricolari. Le manifestazioni dei problemi di questo tipo
sono rappresentate da:
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Odore |
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Grattamento o sfregamento delle orecchie e della testa |
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Scolo auricolare |
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Arrossamento o gonfiore del condotto uditivo |
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Scuotimento o piegamento da un lato della testa |
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Dolore intorno alle orecchie |
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Cambiamento del comportamento, come depressione o irritabilità |
La
patologia alle orecchie è una dei problemi più comuni negli animali da
compagnia. Il nome medico per l'infiammazione del condotto uditivo esterno è
"otite esterna". Uno studio ha rilevato che la percentuale di gatti portati alla
visita a causa di un problema di questo genere sul totale di quelli ricoverati
presso gli ospedali veterinari è compresa fra il 2% ed il 6,6 %.
Cause delle malattie dell’orecchio
I gatti possono avere problemi alle orecchie per molte differenti ragioni. Tra
queste si annoverano:
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Allergie, come l'atopia o le allergie alimentari |
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Parassiti - acari delle orecchie |
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Microrganismi- batteri e lieviti |
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Corpi estranei, come ad esempio le spighe delle piante |
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Traumi |
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L’ambiente presente all’interno dell'orecchio, per esempio in caso di eccesso di umidità e particolari caratteristiche anatomiche |
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Condizioni ereditarie/immunitarie e tumori |
Allergie: I
gatti con allergie, sia alimentari che respiratorie, possono avere problemi
all'orecchio. In effetti, questo può essere il primo sintomo della presenza di
un’allergia. Dato che l’allergia modifica l'ambiente all'interno dell'orecchio,
è possibile che si manifestino infezioni secondarie con la presenza di batteri e
funghi. Curando solo l'infezione, non si arriva all'origine del problema: è
invece necessario trattare anche le allergie.
Parassiti: L'acaro delle orecchie,
Otodectes cynotis, è la causa più comune dei problemi auricolari, specialmente
nei gattini. Alcuni animali sono ipersensibili agli acari, e di conseguenza il
prurito può essere intenso. Questi soggetti possono grattarsi così tanto da
traumatizzare gravemente l'orecchio.
Batteri e lieviti: Numerosi tipi di
batteri e lieviti, come Malassezia pachydermatis, causano infezioni auricolari.
In condizioni normali, l’orecchio sano dispone di valide difese contro questi
microrganismi, ma se l’ambiente subisce dei cambiamenti dovuti ad allergie,
squilibri ormonali o umidità, batteri e funghi si possono moltiplicare,
abbattendo le barriere naturali.
Corpi estranei: Le spighe delle
piante, quelle piccole formazioni vegetali che aderiscono ai nostri vestiti e al
pelo del gatto, possono a volte entrare nel condotto uditivo. La loro presenza
causa irritazioni, il gatto si gratta e, prima che si abbia il tempo di
accorgersene, ci si ritrova con un orecchio traumatizzato ed infettato. Quindi,
se avete un gatto che vive spesso fuori casa, dovete controllargli regolarmente
le orecchie.
Traumi: Come già ricordato, l’autotraumatismo
dovuto al grattamento può aggravare i problemi alle orecchie.
Squilibri ormonali: la scarsità o
l’eccesso di vari ormoni può provocare problemi dermatologici o auricolari.
L'ormone tiroideo, i glucocorticoidi prodotti dalla ghiandola surrenale e gli
ormoni sessuali influiscono sulla salute della cute e delle orecchie.
Ambiente dell'orecchio: batteri e
funghi non potrebbero chiedere per vivere un ambiente migliore di un condotto
uditivo caldo, buio e umido.
Altre cause: esistono varie malattie
ereditarie rare che si sviluppano in alcune razze specifiche o in particolari
linee famigliari. I granulomi eosinofilici sono collegati a una disfunzione del
sistema immunitario e si possono sviluppare nelle orecchie dei gatti. Anche i
carcinomi squamocellulari, i melanomi ed altri tumori possono colpire le
orecchie.
Diagnosi
Poiché le potenziali cause de problemi auricolari sono numerose, di fronte ad un
problema di questo tipo non ci si può limitare a dire che si tratta di
un’infezione, somministrare degli antibiotici ed aspettare che passi tutto.
Spesso è necessaria un’analisi più approfondita. Il vostro veterinario può usare
un otoscopio per guardare all'interno del condotto uditivo, verificando la
gravità dell'infiammazione presente, l’eventuale coinvolgimento della membrana
timpanica e la presenza di corpi estranei, tumori o altre cause potenziali del
problema. Si può effettuare un tampone delle orecchie, porlo sul vetrino del
microscopio ed esaminarlo per accertare la presenza o l’assenza di batteri,
lieviti e acari. Un’anamnesi completa e un esame clinico accurato possono
aiutare a verificare l’eventuale esistenza di un problema ormonale, allergico o
ereditario. Se sussistono tali sospetti, si consigliano altri test diagnostici.
Se un’infezione batterica non risponde alla prima terapia antibiotica, può
essere necessario ricorrere agli esami colturali ed all’antibiogramma per
scegliere un antibiotico differente.
Trattamento
La terapia dipende dalla causa del problema e dalle patologie secondarie che ne
derivano. Per le infezioni batteriche si utilizzano gli antibiotici, mentre per
quelle da lieviti sono indicati gli antimicotici. Nelle preparazioni che si
utilizzano in questi casi si trovano spesso anche dei glucocorticoidi, come il
desametazone, che hanno lo scopo di attenuare l’infiammazione dell'orecchio. I
problemi auricolari causati da una malattia sistemica come uno squilibrio
ormonale o le allergie richiedono un trattamento che riguardi la salute
complessiva del gatto, ad esempio mediante una terapia ormonale sostitutiva, un
test allergico o l’iposensibilizzazione (immunoterapia).
Allergie: Le allergie vengono
comunemente trattate con una pulizia regolare dell'orecchio con detergenti
specifici e con la somministrazione di antistaminici e integratori con acidi
grassi. A volte sono necessari i corticosteroidi: possono essere somministrati
in forma orale, iniettati o applicati localmente. I test allergici e le
immunoterapie (iposensibilizzazione) possono costituire la migliore terapia per
i problemi auricolari.
Acari delle orecchie: Gli acari delle
orecchie possono causare la formazione nell’orecchio di detriti secchi scuri e
friabili, simili a fondi di caffè. Questi parassiti sono più comuni nei gatti
che nei cani. La pulizia delle orecchie, seguita dalla somministrazione di
prodotti specifici per uccidere gli acari, eliminerà il problema, anche se, in
relazione al tipo di prodotto utilizzato, potrà essere necessario continuare il
trattamento per diverse settimane.
Lieviti: i lieviti possono causare
gravi problemi auricolari. Di solito si notano cerume scuro e cattivo odore.
Sarà utile una pulizia giornaliera delle orecchie, anche se spesso queste
infezioni sono difficili da trattare: occorreranno speciali farmaci perché gli
antibiotici non le eliminano. Se sospettate un'infezione da lieviti nelle
orecchie del vostro gatto, consultate il vostro veterinario.
Infezioni batteriche: Anche le
infezioni batteriche possono essere caratterizzate da un cattivo odore e spesso
presentano un cerume più giallastro. Se la condizione è grave o cronica, la sola
pulizia dell'orecchio non risolverà il problema e saranno quasi sempre necessari
gli antibiotici. Consultate immediatamente il vostro veterinario: le infezioni
del condotto uditivo, se gravi, possono estendersi all'orecchio medio o a quello
interno.
Indipendentemente dalla causa della malattie dell'orecchio, occorre sempre
tenere pulito il condotto uditivo.
La pulizia delle orecchie
Rispetto a quello umano, l'orecchio del gatto ha una forma ad “L” più accentuata
e i frammenti tendono a raccogliersi proprio nell’angolo formato dai due
segmenti. Per rimuoverli, bisogna riempire il condotto uditivo del gatto con un
buon detergente per le orecchie. I prodotti adatti a questo tipo di impiego
devono essere leggermente acidi, ma NON bruciare. Massaggiate la base
dell'orecchio per 20-30 secondi per ammorbidire e sciogliere il materiale
presente. Pulite i detriti sciolti e il fluido in eccesso con un batuffolo di
cotone. Ripetete questa procedura fino a quando non si osservano più detriti. In
base alle condizioni delle orecchie del vostro gatto, potrà essere necessario
ripetere l’operazione due volte al giorno.
Per pulire l'interno del padiglione auricolare e la parte del condotto uditivo
che si riesce a vedere si possono utilizzare i tamponi di cotone fissati su un
bastoncino. Non bisogna però impiegarli più in profondità nel condotto uditivo
perché, così facendo, lo si riempirebbe di detriti, piuttosto che rimuoverli.
Alcuni problemi delle orecchie sono così dolorosi che per effettuare una pulizia
corretta il gatto deve essere anestetizzato. Noterete che l’animale non gradirà
la pulizia delle orecchie, trovandola sgradevole. Parlategli per tutta la durata
dell’operazione, interrompendola momentaneamente per dargli un premio se si sta
comportando bene (e facendo attenzione a non premiare il comportamento
irritabile) e dopo cercate di distrarlo facendo qualcosa di divertente.
Terminata la pulizia, lasciate che il gatto scuota la testa e lasciate alle
orecchie il tempo di asciugarsi. Poi potrete applicare sulla parte colpita tutti
i farmaci eventualmente prescritti.
La prevenzione delle malattie auricolari
La chiave per la salute delle orecchie è tenerle pulite. Controllate quelle del
vostro gatto ogni settimana. Nelle orecchie sane può comunque essere presente
una lieve quantità di cerume. Trattate ogni ulteriore problema che possa
predisporre l’animale ai problemi all'orecchio. Se il vostro gatto mostra gravi
disagi, le orecchie hanno un cattivo odore o il condotto uditivo sembra molto
anormale, non esitate a contattare il veterinario. In presenza di una rottura o
di un indebolimento del timpano, alcuni detergenti per le orecchie e certi
farmaci potrebbero fare più male che bene.
Esistono diversi tipi di acari che possono invadere il condotto uditivo di cani,
cuccioli, gatti e gattini. Gli stessi acari possono infestare sia i gatti che i
cani. Nei cuccioli e nei gattini il più comune acaro dell'orecchio è Otodectes
cynotis. Nella diagnosi e nel trattamento degli acari dell'orecchio non è
particolarmente importante identificare esattamente e scientificamente il tipo
di acaro presente. Abitualmente, infatti, questi parassiti vengono semplicemente
chiamati acari dell'orecchio. Inoltre, contrariamente a quanto comunemente si
crede, gli acari dell'orecchio possono vivere ovunque sul corpo degli animali.
Come vengono trasmessi gli acari?
Gli acari dell'orecchio sono estremamente contagiosi. Si possono trasferire dal
corpo della madre a quello dei figli. Inoltre, possono essere facilmente
trasmessi agli altri animali domestici, quali gatti, cani, conigli, criceti,
topi, furetti eccetera. L’uomo, invece, non viene infestato.
Quali sono i sintomi?
I cuccioli e i gattini con gli acari auricolari si grattano la zona intorno alle
orecchie e/o scuotono la testa. L’entità di queste manifestazioni dipende
strettamente dalla gravità dell'infestazione da acari. In uno stadio avanzato
della malattia, si osserva un sanguinamento dei condotti uditivi, al cui interno
si osserva la presenza di sangue (fresco o solidificato). Il sangue secco è
molto simile ai fondi di caffè; pertanto se scrutate nelle orecchie del vostro
gatto e notate l'accumulo di un materiale simile, probabilmente sono presenti
degli acari, benché sia anche possibile un’infezione batterica e/o da funghi.
L’infestazione da acari è una malattia comune e da non sottovalutare. Se non
vengono trattati, questi parassiti danneggiano gravemente il condotto uditivo ed
il timpano, causando perdite di udito permanenti.
Nei casi in cui l’infestazione si spinge anche al di fuori dall'orecchio,
l’animale a volte si gratta le zone colpite, altre volte no.
Come viene trattata l’infestazione?
In commercio si trovano molte preparazioni per uccidere gli acari. Questi
prodotti contengono un insetticida, di solito la piretrina. I prodotti per le
orecchie che non contengono insetticidi non elimineranno gli acari.
Recentemente, per il trattamento di questi parassiti nel gatto sono stati
approvati la milbemicina (Interceptor) e l’acarexx (una forma di ivermectina ).
Alcuni veterinari hanno anche utilizzato il fipronil (Frontline) e la
selamectina (Revolution). A seconda del farmaco usato, può essere necessario
trattare le orecchie per 2 - 4 settimane fino alla completa scomparsa degli
acari. Come già ricordato, molti acari delle orecchie vivono sull’intera
superficie del corpo dell’animale, comprese le zampe e la coda, per cui è
necessario trattare anche queste zone. In questo caso saranno efficaci prodotti
studiati per le pulci e le zecche come spray, bagni disinfettanti, e shampoo che
contengono una delle sostanze sopracitate. Verificate accuratamente di
utilizzare prodotti approvati per i gatti e di trattare anche la coda. E’
proprio questa, infatti, ad arrotolarsi attorno al corpo del gatto durante il
sonno ed è pertanto una delle parti più a stretto contatto con l'orecchio.
Essendo gli acari facilmente trasmissibili tra gli animali, è opportuno trattare
contemporaneamente tutti quelli che vivono nella stessa casa. Molti tipi di
acari non sopravvivono a lungo fuori dagli animali, e quindi, di solito, non
occorre trattare anche la casa ed il cortile.
Posso infestarmi con gli acari delle orecchie dal
mio animale?
Gli acari delle orecchie non sono considerati una zoonosi (cioè che può essere
trasmessa dagli animali all'uomo).
I gatti sono
soggetti a patologie infiammatorie croniche della bocca come la gengivite
(infiammazione delle gengive) e la stomatite (infiammazione delle mucose orali).
Qual è la causa della stomatite e della gengivite
nei gatti?
Le cause di questa infiammazione cronica della bocca e delle gengive sono
probabilmente molteplici. In realtà, la condizione può essere dovuta a una
combinazione di fattori. I tre elementi che stanno riscuotendo maggiore
attenzione sono:
Iperreattivita: si è riscontrato che
alcuni gatti possono avere un’ipersensibilità o una reazione allergica alla
placca batterica e vengono detti “intolleranti alla placca”. Ciò esita in una
malattia detta stomatite-gengivite linfoplasmocitaria (LPGS), che colpisce
l'intera bocca. In questa patologia, alcune cellule del sistema immunitario
chiamate linfociti e plasmacellule si spostano verso i tessuti della bocca e
determinano la comparsa di gravi infiammazioni dove i denti incontrano il
colletto gengivale. Questa è la malattia su cui ci concentreremo maggiormente in
questo articolo.
Un'altra potenziale causa è una reazione allergica a qualcosa di diverso, come
il cibo o le pulci, che si manifesta con lesioni orali e della cute (chiamate
granuloma eosinofilico felino).
Immunodepressione: il sistema
immunitario di un gatto può essere colpito e depresso a causa di numerose
ragioni, ma la più comune è un’infezione virale. E' stato riscontrato che il 15%
dei gatti con una infiammazione cronica orale è stato infettato dal virus della
leucemia felina (FeLV) o da quello della immunodeficienza felina (FIV), o da
entrambi.
Infezioni batteriche o virali: il calcivirus felino può causare lesioni orali, e
in alcuni studi, è stata implicata la peritonite infettiva felina (FIP).
Alcuni gatti sono più sensibili di altri?
Alcuni ricercatori ritengono che alcune razze pure (come quella Siamese) sono
più soggette a questa patologia, mentre altri pensano che sia più comune tra i
gatti domestici a pelo corto.
A volte questa patologia può svilupparsi quando il gatto è molto giovane. In
questo caso si parla di "insorgenza giovanile" della malattia. Si sviluppa
intorno ai 3-5 mesi dalla nascita, durante l’eruzione dei denti permanenti, e
diventa più grave intorno ai 9 mesi.
I gatti immunodepressi hanno una maggiore tendenza alle infezioni orali, che
possono in seguito diventare croniche.
Quali sono i sintomi delle gengiviti e stomatiti
croniche?
Gengiviti e stomatiti croniche possono causare forti dolori. Il comportamento
dell'animale può cambiare ed il gatto può diventare irritabile, aggressivo,
depresso o solitario. Può sbavare eccessivamente, avere difficoltà a mangiare o
non mangiare del tutto. Alcuni gatti si avvicineranno alla ciotola come se
fossero affamati (in realtà lo sono) e poi se ne allontanano perché l’assunzione
del cibo risulta troppo dolorosa. Spesso hanno un alito cattivo (alitosi) e
possono fare fatica a pulirsi adeguatamente. Le loro gengive sanguinano molto
facilmente.
Come viene diagnosticata questa malattia?
Durante la visita clinica, che in alcuni casi necessita di anestesia, si possono
evidenziare lesioni multiple, ulcere o alterazioni proliferative. Le lesioni
possono trovarsi sulle gengive, sul palato, sulla parte posteriore della bocca,
sulla lingua o sulle labbra. Le alterazioni situate a livello del bordo della
gengiva circondano tutto il dente. Abitualmente la zona più colpita si trova in
prossimità degli ultimi denti (premolari e molari). A volte si notano delle
lesioni da riassorbimento.
Le radiografie (raggi X) della bocca spesso evidenziano una patologia di
media-grave entità.
Nella LPGS nel sangue si riscontra una gran quantità di globuline perché il
numero elevato di plasmacellule sta producendo anticorpi (che sono, appunto, un
tipo di globulina).
Spesso si esegue una biopsia della zona infetta per verificare se si tratti
della LPGS, del complesso granuloma eosinofilico, o di una neoplasia (tumore).
La biopsia, in caso di LPGS, dovrebbe individuare delle infiammazioni
caratterizzate da un elevato numero di linfociti e plasmacellule. Invece, se le
lesioni sono causate da un complesso del granuloma eosinofilico, potrebbe essere
presente un grande numero di eosinofili.
Qual è il trattamento per la stomatite/gengivite
cronica?
Innanzitutto è opportuno specificare cosa si intende per placca. I batteri
giocano un ruolo fondamentale nella sua formazione. Questi microrganismi vivono
sui residui di cibo all'interno della bocca. Quando si uniscono alla saliva ed
agli avanzi di cibo nelle fessure tra denti e gengive, si forma e si accumula la
placca sui denti.
Se batteri continuano a svilupparsi nella placca e si formano dei depositi di
sali di calcio, la placca si indurisce diventando un materiale calcareo chiamato
tartaro.
Se la gengivite/stomatite cronica è dovuta ad una
intolleranza alla placca, diventa essenziale rimuoverla completamente ed evitare
che si riformi mediante:
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una regolare pulizia e lucidatura dei denti effettuata dal vostro veterinario |
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l’applicazione di fluoro da parte del vostro veterinario |
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l’estrazione dei denti che presentano lesioni da riassorbimento o una grave patologia periodontale |
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una cura giornaliera comprensiva della pulizia dei denti con lo spazzolino e l'applicazione di 0,2% di clorexidina |
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antibiotici |
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corticosteroidi |
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una buona nutrizione, spesso con aggiunta di vitamine dal momento che i gatti affetti non possono mangiare quanto dovrebbero a causa dei disagi fisici provocati dalla patologia |
Sfortunatamente, nonostante questa terapia intensiva la malattia spesso continua a progredire. In questi casi l'unico modo per risolverla ed eliminare le lesioni molto dolorose consiste nell’estrarre tutti i denti situati dietro i grandi canini (zanne). Questa soluzione può apparire drastica, ma quasi sempre è davvero l’unica alternativa. Nei casi di gengivite ad insorgenza giovanile, la pulizia professionale dei denti ogni 2 mesi e la loro spazzolatura quotidiana (una o due volte al giorno per il primo anno) potrebbero permettere al gattino, con il passare del tempo, di ritornare ad uno stato più normale.
Alcuni gatti sono più sensibili di altri?
Alcuni ricercatori ritengono che alcune razze pure (come quella Siamese) sono
più soggette a questa patologia, mentre altri pensano che sia più comune tra i
gatti domestici a pelo corto.
A volte questa patologia può svilupparsi quando il gatto è molto giovane. In
questo caso si parla di "insorgenza giovanile" della malattia. Si sviluppa
intorno ai 3-5 mesi dalla nascita, durante l’eruzione dei denti permanenti, e
diventa più grave intorno ai 9 mesi.
I gatti immunodepressi hanno una maggiore tendenza alle infezioni orali, che
possono in seguito diventare croniche.
Esistono diversi tipi di acari che possono invadere il condotto uditivo di cani,
cuccioli, gatti e gattini. Gli stessi acari possono infestare sia i gatti che i
cani. Nei cuccioli e nei gattini il più comune acaro dell'orecchio è Otodectes
cynotis. Nella diagnosi e nel trattamento degli acari dell'orecchio non è
particolarmente importante identificare esattamente e scientificamente il tipo
di acaro presente. Abitualmente, infatti, questi parassiti vengono semplicemente
chiamati acari dell'orecchio. Inoltre, contrariamente a quanto comunemente si
crede, gli acari dell'orecchio possono vivere ovunque sul corpo degli animali.
Come vengono trasmessi gli acari?
Gli acari dell'orecchio sono estremamente contagiosi. Si possono trasferire dal
corpo della madre a quello dei figli. Inoltre, possono essere facilmente
trasmessi agli altri animali domestici, quali gatti, cani, conigli, criceti,
topi, furetti eccetera. L’uomo, invece, non viene infestato.
Quali sono i sintomi?
I cuccioli e i gattini con gli acari auricolari si grattano la zona intorno alle
orecchie e/o scuotono la testa. L’entità di queste manifestazioni dipende
strettamente dalla gravità dell'infestazione da acari. In uno stadio avanzato
della malattia, si osserva un sanguinamento dei condotti uditivi, al cui interno
si osserva la presenza di sangue (fresco o solidificato). Il sangue secco è
molto simile ai fondi di caffè; pertanto se scrutate nelle orecchie del vostro
gatto e notate l'accumulo di un materiale simile, probabilmente sono presenti
degli acari, benché sia anche possibile un’infezione batterica e/o da funghi.
L’infestazione da acari è una malattia comune e da non sottovalutare. Se non
vengono trattati, questi parassiti danneggiano gravemente il condotto uditivo ed
il timpano, causando perdite di udito permanenti.
Nei casi in cui l’infestazione si spinge anche al di fuori dall'orecchio,
l’animale a volte si gratta le zone colpite, altre volte no.
Come viene trattata l’infestazione?
In commercio si trovano molte preparazioni per uccidere gli acari. Questi
prodotti contengono un insetticida, di solito la piretrina. I prodotti per le
orecchie che non contengono insetticidi non elimineranno gli acari.
Recentemente, per il trattamento di questi parassiti nel gatto sono stati
approvati la milbemicina (Interceptor) e l’acarexx (una forma di ivermectina ).
Alcuni veterinari hanno anche utilizzato il fipronil (Frontline) e la
selamectina (Revolution). A seconda del farmaco usato, può essere necessario
trattare le orecchie per 2 - 4 settimane fino alla completa scomparsa degli
acari. Come già ricordato, molti acari delle orecchie vivono sull’intera
superficie del corpo dell’animale, comprese le zampe e la coda, per cui è
necessario trattare anche queste zone. In questo caso saranno efficaci prodotti
studiati per le pulci e le zecche come spray, bagni disinfettanti, e shampoo che
contengono una delle sostanze sopracitate. Verificate accuratamente di
utilizzare prodotti approvati per i gatti e di trattare anche la coda. E’
proprio questa, infatti, ad arrotolarsi attorno al corpo del gatto durante il
sonno ed è pertanto una delle parti più a stretto contatto con l'orecchio.
Essendo gli acari facilmente trasmissibili tra gli animali, è opportuno trattare
contemporaneamente tutti quelli che vivono nella stessa casa. Molti tipi di
acari non sopravvivono a lungo fuori dagli animali, e quindi, di solito, non
occorre trattare anche la casa ed il cortile.
Posso infestarmi con gli acari delle orecchie dal
mio animale?
Gli acari delle orecchie non sono considerati una zoonosi (cioè che può essere
trasmessa dagli animali all'uomo).
Prima o poi qualsiasi gatto presenterà un episodio di
vomito o di diarrea, per aver mangiato troppo o troppo velocemente, per aver
ingerito qualcosa di sgradevole, per nervosismo o agitazione, per la presenza
di boli di pelo o per reazione ad altri problemi non seri.
Se il vostro gatto non mostra altri sintomi di malattia, potrete evitare di
andare dal veterinario aspettando 12 ore e facendo quanto segue:
Eliminate del tutto il cibo e l'acqua,
in modo da mettere a riposo il tratto intestinale colpito. Un gatto con la
nausea può vomitare per un pasto sostanzioso o per aver bevuto molta acqua. Se
per il resto il vostro animale è sano, in questo breve periodo di tempo
potrete lasciargli bere piccolissime quantità d'acqua in modo da non dovervi
preoccupare della disidratazione. Dopo 24 ore, se la diarrea scompare, potete
offrirgli piccole dosi di cibo leggero, come ad esempio, carne di bovino o di
pollo cotta e sgrassata mista ad un’uguale quantità di riso bollito.
Osservate il vostro gatto attentamente.
Al di là del vomito o della diarrea, il suo comportamento e le sue attività
sono normali? Pensateci su e provate ad identificare la causa del problema. È
possibile che abbia mangiato qualcosa (ad esempio erba, piante, spazzatura o
un animale morto) che disturba il suo apparato digerente? È stato sverminato
di recente? Osservate bene come il vostro gatto vomita o defeca, in modo da
poterlo descrivere al veterinario se i sintomi persistono. Controllate le feci
o il vomito e raccoglietene un campione se credete che sarà necessario portare
il vostro gatto dal veterinario.
Quando dovreste chiamare il veterinario
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In caso di vomito: |
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Presenza di sangue nel vomito |
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Vomito accompagnato da diarrea |
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Il vomito ha l’aspetto e l’odore delle feci |
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Il vomito viene “sparato fuori” |
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Il vomito è sporadico e non c'è relazione con l’assunzione dei pasti |
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Si verificano più episodi di vomito in poco tempo |
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Si sospetta l’ingestione di un veleno (come il liquido antigelo o i fertilizzanti) |
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Il vomito persiste per più di uno o due giorni |
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Lo stomaco si gonfia o l'animale prova a vomitare ma non riesce a farlo |
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Il gatto appare anche fiacco |
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Il gatto perde peso |
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Il gatto mostra altri sintomi di malattia, come respirazione difficoltosa o dolore |
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In caso di diarrea: |
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Presenza di sangue nella diarrea |
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Diarrea accompagnata da vomito |
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Si verificano più episodi di diarrea in poco tempo |
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Si sospetta l’ingestione di un veleno |
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Sono presenti febbre o altri sintomi di avvelenamento |
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La diarrea persiste per più di un giorno o due |
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Il gatto appare anche fiacco |
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Il gatto perde peso |
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Il gatto mostra altri sintomi di malattia come respirazione difficoltosa o dolore |
Il sistema
immunitario ipersensibile reagisce esageratamente agli stimoli. In condizioni
normali risponde invece all’identificazione di proteine estranee, come ad es.
quelle sulla superficie esterna dei batteri. Il materiale estraneo che provoca
la risposta immunitaria è chiamato antigene. Il corpo può reagire con la
produzione di molecole proteiche (anticorpi) che si legano ad esso. Questo
legame fra antigene ed anticorpo costituisce il cosiddetto immunocomplesso.
Oltre agli anticorpi, possono essere attivate varie cellule che producono
sostanze chimiche (come l’istamina) capaci di agire su più parti del corpo.
Nell’ipersensibilità, il corpo produce troppi anticorpi o un tipo errato di
anticorpi oppure un largo numero di complessi antigene-anticorpo o anticorpi per
proteine che non sono realmente estranee. Inoltre, si può avere l’attivazione di
un numero eccessivo di cellule produttrici di istamina e di altre sostanze
chimiche.
Le tipologie più comuni di ipersensibilità sono
quattro:
Ipersensibilità di Tipo 1 (Immediata)
In questo caso, la reazione del sistema immunitario è immediata e grave. I
sintomi sono principalmente dovuti a cellule che reagiscono eccessivamente e
producono una quantità troppo grande di istamina e altre sostanze chimiche. Si
tratta di una reazione che si sviluppa ad esempio quando una persona (o un
animale) è allergica alle punture da insetto o alla penicillina. E’ comunemente
chiamata anafilassi. L’ipersensibilità di tipo 1 comprende anche le allergie da
inalazione (atopia) come ad es. da polline o da polveri, la dermatite allergica
alle pulci e le risposte ad altri antigeni che determinano la comparsa di una
reazione entro pochi minuti dall’esposizione dell’uomo o dell’animale colpito.
Anche l’orticaria è un’altra forma di ipersensibilità di tipo 1.
Ipersensibilità di Tipo 2 (Anticorpomediata)
Il secondo tipo di ipersensibilità si sviluppa quando il corpo produce anticorpi
nei confronti delle proteine delle proprie cellule. Questa viene chiamata
autoimmunità. Nell'anemia emolitica autoimmune, si ha una produzione di
anticorpi contro i propri globuli rossi, distruggendoli e determinando l'anemia
(basso numero di globuli rossi). Le reazioni alle trasfusioni sono un altro
esempio di questo tipo di ipersensibilità.
Ipersensibilità di Tipo 3 (da immunocomplessi)
In questo caso la reazione eccessiva del sistema immunitario determina un
elevato numero di immunocomplessi (antigene-anticorpo) che si formano
nell’organismo e si localizzano in alcuni organi. Quando questi complessi si
instaurano nei reni e ne compromettono la capacità di filtrare il sangue si ha
una malattia renale chiamata glumerulonefrite.
Il Lupus eritematoso e l'artrite reumatoide sono altri esempi di questo tipo di
ipersensibilità.
Ipersensibilità di Tipo 4 (Ritardata)
L'ipersensibilità ritardata si sviluppa almeno 24 ore dopo l’esposizione
all'antigene. Appartiene a questa categoria la dermatite allergica da contatto.
Questa reazione si sviluppa negli animali e nell’uomo esposti a vari coloranti,
sostanze chimiche o metalli. È anche la risposta che si valuta quando viene
eseguito il test della tubercolina.
Genetica e ipersensibilità
Tutti le allergie, siano esse gravi o leggere, sono di natura genetica. Un cane
o un gatto che sviluppa un’allergia nei confronti di vaccini, farmaci, cibo,
polline, pulci, ecc. è geneticamente predisposto ad avere un sistema immunitario
capace di esprimere una reazione allergica. Questa non è determinata dal
farmaco, dal vaccino, dal cibo o dall'ambiente; si tratta di una caratteristica
genetica ereditata dai genitori. E' imprudente utilizzare soggetti con un
sistema immunitario anormale in un programma di riproduzione.
La
cistifellea ha una forma tondeggiante ed è posizionata tra i lobi epatici. Al
suo interno, attraverso un condotto, si raccoglie e si concentra la bile, che
viene prodotta nel fegato e aiuta il corpo a digerire i grassi ingeriti. Viene
rilasciata nel piccolo intestino attraverso il dotto biliare.
Il vomito, l'ittero e la mancanza di appetito sono sintomi comuni negli animali
con infiammazioni o ostruzioni del tratto biliare (una serie di canali che dal
fegato arrivano alla cistifellea e poi all'intestino). Possono svilupparsi
febbre e disturbi addominali.
Le patologie della cistifellea si dividono in 3 categorie: ostruttive, non
ostruttive e da rottura della cistifellea o del dotto biliare extraepatico.
Patologie ostruttive del dotto biliare
Le patologie ostruttive si possono avere quando il pancreas è infiammato o
alterato da cicatrizzazioni e comprime il dotto biliare. Se l'infiammazione
pancreatica viene ridotta, la pressione sul dotto viene alleviata e la bile può
fluire di nuovo normalmente. Anche le neoplasie possono causare la compressione
del dotto biliare.
Nella cistifellea si può sviluppare la colelitiasi (calcoli nella cistifellea).
Questa evenienza può venire scoperta in modo incidentale (nel qual caso la
condizione esiste, ma non causa problemi) mediante radiografie o nel corso di
operazioni chirurgiche. Invece, i calcoli che passano dalla cistifellea al dotto
biliare possono bloccare il flusso della bile.
Patologie non ostruttive del dotto biliare
Le patologie non ostruttive come la colecistite (infiammazione della
cistifellea) sono tipicamente dovute ad un'infezione batterica e spesso vengono
trattate con antibiotici. Il tumore della cistifellea è raro, ma può anch’esso
causare l’infiammazione.
Rottura del sistema biliare
La rottura del sistema biliare può essere causata da un trauma fisico (un urto
contro un’autovettura), da una colicistite o da un’ostruzione. È di importanza
vitale individuare rapidamente il problema, perché la fuoriuscita della bile può
provocare una peritonite. In questo caso per salvare il gatto è necessario
effettuare un’esplorazione chirurgica ed il relativo intervento di riparazione.
Patologia
delle basse vie urinarie nel gatto
Esiste una sindrome delle basse vie urinarie del gatto, denominata FLUTD (Feline
Lower Urinary Tract Disease), che si manifesta con la difficoltà ad urinare, per
ostruzione dell'uretra, il condotto che porta l'urina dalla vescica verso
l'esterno. Ad ostruirla possono essere dei piccoli cristalli o calcolini o altro
materiale che forma una sorta di tappo che occlude l'uretra.
Il gatto va ripetutamente nella cassettina, spesso riuscendo a produrre solo
poche gocce di urina, con dolore. Oppure perde goccioline di urina, anche con
sangue, al di fuori della cassettina. Il gattino spesso si lecca a lungo le zone
genitali.
E' una sindrome molto complessa, che riconosce tanti fattori che possono
contribuire a determinarla : batteri, traumi, fattori dietetici, genetici, etc.
Sicuramente contribuisce uno stato di stress (ambientale) cronico ed importante.
I sintomi vanno dalla difficoltà di urinazione (che spesso può venire confusa
con la stitichezza, per la lunga permanenza in cassettina), dolore (lamenti
durante i tentativi), vomito e abbattimento nelle fasi più avanzate, fino a
sintomi ben più gravi, legati al ristagno di urina.
Vi consigliamo di contattare subito un veterinario, prima che si possano
verificare gravi conseguenze (danni renali) al vostro gatto. La diagnosi in
genere è semplice: dall'anamnesi e dalla visita si può rapidamente capire che si
tratta di questa sindrome; vanno eseguiti, oltre agli esami delle urine con
lettura del sedimento e urocoltura, anche esami generali sul sangue, per vedere
sia le eventuali complicazioni, renali, sia malattie concomitanti o
predisponenti.
La terapia prevede in genere il ricovero per alcuni giorni, per mettere un
cateterino permanente in vescica, attraverso il quale l'urina può uscire
liberamente e allo stesso tempo si possono fare dei lavaggi della vescica.
Vanno trattate le eventuali complicazioni renali (fluidoterapia) e le possibili
cause (antibiotici se sono stati trovati batteri etc.); in ogni caso è bene
introdurre un nuovo regime dietetico: in commercio esistono diete appositamente
studiate per questa frequente patologia.
La terapia medica e dietetica non sempre può essere sufficiente ad impedire
ricadute. In questi casi è consigliabile effettuare un intervento chirurgico
correttivo (uretrostomia) che permette l'eliminazione permanente degli eventuali
cristalli o piccoli calcolini che si formano.
Gli
esseri umani sono la causa principale dell’obesità nei gatti.
I gatti possono essere sovrappeso per molte ragioni. Indipendentemente dal fatto
che sia dovuta ad una nutrizione eccessiva o ad una patologia, la situazione di
fondo dell’obesità è sempre la stessa: il gatto sta assumendo più calorie di
quelle che sta usando. Qualunque sia la causa dell’obesità, il proprietario è
fondamentalmente responsabile di regolazione la quantità e l’uso delle calorie e
di cercare l’assistenza veterinaria necessaria per mantenere il gatto ad un peso
ottimale. Gli esseri umani sono la causa principale dell’obesità nei gatti.
Alcune delle più comuni patologie e condizioni che possono contribuire
all’obesità nei gatti sono trattate qui di seguito:
Tipo
di cibo, disponibilità e appetibilità: alcuni gatti mangiano solo il
cibo di cui hanno bisogno, per cui va bene che il cibo sia sempre a loro
disposizione. Altri invece mangiano tutto il cibo disponibile, cercandone ancora
quando è finito. Alcuni gatti sono esigenti, altri mangiano qualsiasi cosa.
Quindi, la quantità ed il tipo di cibo che viene offerto possono determinare la
probabilità che un gatto diventi obeso.
Gli avanzi dei pasti degli uomini, il cibo dato come premio per qualche gioco, i
pasti molto energetici possono contribuire all’obesità. Un gatto di 7 anni la
cui principale attività fisica sia quella di camminare fino alla ciotola non ha
bisogno di un pasto molto energetico, mentre uno che viva all’esterno necessita
di molta energia e, quindi, di un’alimentazione più ricca.
Livello
di attività: il livello dell’attività ha un ruolo primario nel
determinare i fabbisogni calorici di un gatto e la sua tendenza ad essere
sovrappeso. Un gatto attivo consuma un quantitativo maggiore di calorie.
(nel riquadro): i gatti sterilizzati e castrati, in genere, hanno bisogno di
molte meno calorie di quelli interi.
Sterilizzazione
e castrazione: la sterilizzazione e la castrazione dei gatti ne
diminuiscono il metabolismo, riducendo il fabbisogno calorico. Oltre al
cambiamento nel metabolismo, androgeni e estrogeni (rispettivamente, ormoni
sessuali maschili e femminili) stimolano il girovagare dell’animale e la sua
attività fisica generale. Gli estrogeni, inoltre, hanno l’effetto di diminuire
l’appetito. I gatti castrati non hanno mai esigenze energetiche supplementari
dovute a gravidanze o all’allevamento dei gattini. I gatti castrati e
sterilizzati richiedono solo il 75-80% della razione offerta a quelli interi. Se
questa differenza non viene rispettata, si avrà naturalmente un aumento di peso.
Ciò accade spesso al punto che i gatti sterilizzati o castrati hanno una
predisposizione a diventare obesi due volte maggiore rispetto a quelli interi.
La castrazione e la sterilizzazione dei gatti, da sole, non causano l’obesità a
patto che venga regolata la quantità di cibo che viene loro somministrata.
Predisposizioni
dal punto di vista genetico e della razza: alcune razze sono più
predisposte di altre a diventare sovrappeso? Nei cani tale domanda ha una
risposta certa: sappiamo infatti che alcune razze sono predisposte all’obesità.
Nei gatti è stato scoperto che i meticci hanno una predisposizione all’obesità
maggiore degli esemplari delle razze pure come l’Abissino.
Nei ratti e nei topi contribuiscono all’obesità fattori genetici che influenzano
il tipo e le caratteristiche del grasso prodotto dal corpo. Tali fattori possono
svilupparsi anche nei gatti.
Età:
I gatti tendono a diventare sovrappeso tra i 2 e 12 anni, anche se tale
situazione si manifesta soprattutto intorno ai 6 anni. Invecchiando, diminuisce
la tendenza all’obesità. I gatti giovani, inoltre, sono generalmente meno
propensi alla comparsa del sovrappeso poiché i loro fabbisogni energetici sono
collegati alla crescita ed all’attività fisica.
Ambiente
sociale: quando sono sotto stress le persone mangiano più cibo, ma
meno alimenti nutrienti. Alcuni gatti possono avere simili reazioni allo stress.
I soggetti che vivono in case con più gatti o comunque con più animali da
compagnia tendono a mangiare di più e/o più velocemente di quelli che vivono in
una casa senza altri animali. Il cambiamento nel comportamento in presenza di
altri animali è chiamato “agevolazione sociale”. La competizione per il cibo,
sia percepita che reale, spinge alcuni gatti a concentrarsi molto di più
sull’assunzione degli alimenti e può portare all’obesità.
Ambiente
fisico: il mantenimento della temperatura corporea richiede un
consumo energetico. Quando un gatto si trova in un ambiente con una temperatura
sotto zero, le necessità caloriche aumentano in modo sostanziale. Al contrario,
un animale che vive in ambienti chiusi utilizza relativamente poche calorie per
mantenere una temperatura corporea normale.
Farmaci:
vari agenti farmacologici possono influire sul metabolismo e sull’appetito.
Rientrano in questo gruppo i glucocorticoidi come il prednisone e il
desametazone, i barbiturici come il fenobarbital che viene usato per controllare
l’epilessia, e le benzodiazepine, una categoria di farmaci alla quale appartiene
il diazepam (Valium).
Ipotiroidismo:
negli animali colpiti da questa malattia, l’organismo produce meno ormone
tiroideo. Ciò influisce sul metabolismo, abbassando il fabbisogno energetico. Un
gatto soggetto a ipotiroidismo e nutrito con la stessa quantità di cibo rispetto
ad uno sano diventerà obeso.
E’ molto difficile far perdere peso ad un gatto ipotiroideo, anche alimentandolo
con una dieta specifica. Trattando l’ipotiroidismo nel momento in cui viene
avviato il programma di dimagramento le probabilità di successo sono molto più
elevate.
Morbo
di Cushing (Iperadrenocorticismo): il morbo di Cushing è una malattia
in cui la surrene produce livelli troppo elevati di glucocorticoidi. Questi
possono alterare il metabolismo e causare un aumento dell’appetito e un
incremento della deposizione di grasso. Anche in questo caso, al momento di
avviare un programma di controllo del peso occorre trattare anche il morbo di
Cushing se si vuole avere successo.
Insulinoma:
un insulinoma è un tumore che si sviluppa nel pancreas. Si tratta di una
neoplasia formata dalle cellule che producono l’insulina. I gatti colpiti ne
producono troppa. L’insulina tende ad aumentare l’assunzione del cibo e
favorisce lo sviluppo di tessuto, incluso il grasso. Gli insulinomi sono rari
nei gatti.
Malattie
dell’ipofisi e del cervello: l’ipofisi viene spesso chiamata
“ghiandola padrona” perché, oltre a produrre ormoni di per sé, regola la sintesi
di altri ormoni da parte di molte altre ghiandole. In caso di anomalie del
funzionamento ipofisario, i mutamenti nei livelli dei vari ormoni possono
cambiare il metabolismo dei gatti, l’appetito e la deposizione del grasso.
L’ipotalamo nel cervello regola l’appetito. Le anomalie ipotalamiche potrebbero
in rari casi giustificare un aumento di appetito che risulta nell’obesità.
Il
virus dell'immunodeficienza felina (FIV) è considerato un retrovirus. Appartiene
alla stessa famiglia del Virus della Leucemia Felina (FeLV) e del virus
dell'immunodeficienza umana (HIV- il virus responsabile dell'AIDS). Questo
retrovirus attacca il sistema immunitario rendendo il gatto incapace di reagire
a varie infezioni ed alle neoplasie.
I retrovirus sono peculiari per ogni specie. Ciò significa, più semplicemente,
che un retrovirus felino come il FIV infetterà unicamente i gatti, così come uno
umano come l'HIV infetterà solo gli esseri umani.
I retrovirus sono fragili e quindi vengono facilmente inattivati da raggi
ultravioletti, calore e detergenti.
Come si trasmette FIV?
A differenza di FeLV, FIV non si trasmette con un prolungato e stretto contatto.
Poiché si trova nella saliva, il virus e viene inoculato attraverso le ferite da
morso.
La trasmissione dell'infezione nell'utero o attraverso il latte è molto rara. Si
può verificare se la gatta viene infettata durante la gestazione o
l’allattamento. Le gatte già infette dal FIV prima della gravidanza di solito
partoriscono gattini non infetti.
Il virus si trova nei gatti domestici di tutto il mondo ed infetta anche felini
selvaggi come i leopardi delle nevi, i leoni, le tigri, i giaguari, le pantere e
le linci rosse della Florida. Benché sia stato isolato solamente nel 1987, è
noto che FIV esiste da molto tempo. L’infezione è molto comune nei gatti che
vivono fuori casa o che sono liberi di girovagare.
I gatti maschi sono 2 volte più colpiti delle femmine. Infatti, i gatti liberi
di girovagare hanno più probabilità di altri di contrarre l’infezione, essendo
maggiormente esposti al rischio di ferite da morso. Diversamente da FeLV, nei
rifugi per gatti l'infezione da FIV è rara in proporzione alle ferite da morso
che ci si aspetterebbe in un luogo simile.
In che modo il virus causa la malattia?
L'infezione da FIV nei gatti,come quella da HIV negli esseri umani, è
caratterizzata da tre stadi. Quello iniziale o acuto dell'infezione da FIV è
spesso caratterizzato da febbre, linfonodi gonfi e predisposizione ad infezioni
della pelle o dell'intestino. Questo stadio generalmente si sviluppa alla quarta
- sesta settimana dopo l'esposizione al virus.
Il secondo stadio è latente, non si notano i sintomi della malattia, e può
durare per molti anni, durante i quali il sistema immunitario può essere
lentamente cancellato. Quando l'immunodeficienza diventa grave, si sviluppa il
terzo stadio dell'infezione.
Il terzo stadio è quello terminale e si riscontra più comunemente nei gatti tra
i 5 e i 12 anni (FeLV colpisce gatti tra 1-5 anni). Durante questo stadio
clinico terminale, il sistema immunitario del gatto non funziona correttamente
dal momento che il virus ne ha ucciso le cellule essenziali. Pertanto, gli
animali nel terzo stadio della malattia sono particolarmente predisposti alle
infezioni, di solito croniche, che possono essere batteriche, da miceti o da
parassiti. Spesso sono causate da microrganismi che normalmente non causano
gravi malattie nei gatti, ma il sistema immunitario ormai limitato non riesce a
contrastarle, per cui si determina la proliferazione dell’infezione che si
moltiplica rapidamente causando la malattia. Queste si definiscono infezioni
“opportunistiche”.
Inoltre, si possono riscontrare infezioni croniche delle vie aeree superiori,
infezioni intestinali e patologie della cute e delle orecchie; si possono
sviluppare alcuni tipi di neoplasie (i ricercatori stanno cercando di
determinare come FIV viene coinvolto). Altri gatti possono mostrare sintomi
neurologici, benché gli effetti di FIV sul sistema nervoso felino siano
generalmente minori di quelli dell'HIV sul sistema nervoso umano. Si può avere
un'anemia conseguente ad da un'infestazione parassitaria. Quando il gatto si
trova in uno stadio avanzato della malattia, l’aspettativa di vita non è
superiore ad un anno.
Quali sono i sintomi clinici della malattia?
I gatti con infezione da FIV possono mostrare sintomi non specifici come apatia,
perdita di appetito, febbre, linfonodi gonfi (linfoadenopatia) e perdita di
peso. I sintomi dell'infezione da FIV e FeLV sono molto simili.
Le infezioni croniche orali si sviluppano approssimativamente nel 50% dei gatti
con malattia FIV-correlata.
Infezioni orali: le infezioni orali
croniche possono svilupparsi approssimativamente nel 50% dei gatti colpiti da
una malattia FIV-correlata. I gatti possono mostrare dolore alla palpazione del
muso, hanno difficoltà a mangiare o rifiutano il cibo, e possono emanare dalla
bocca un cattivo odore. Tali infezioni possono essere difficili da controllare.
Le infezioni orali sono più comuni nei gatti con infezione da FIV che da FeLV.
Malattie respiratorie:
Approssimativamente il 30% dei gatti infetti da FIV presenta patologie croniche
delle vie aeree superiori accompagnate da frequenti starnuti e da scolo nasale.
Questi sintomi possono essere dovuti ad infezioni croniche da herpesvirus felino
(rinotracheite) o calicivirus. In alcuni gatti può svilupparsi la polmonite,
causando tosse e difficoltà respiratorie.
Malattie oculari: insieme ai sintomi
dell’interessamento delle vie aeree superiori, i gatti possono presentare anche
manifestazioni oculari come arrossamento degli occhi, scolo e intorbidamento
della cornea. Inoltre, talvolta si possono riscontrare dei glaucomi.
Malattie gastrointestinali: la diarrea
cronica è presente nel 10- 20% dei gatti con infezione da FIV. Questa patologia
può infatti essere provocata dalla presenza di neoplasie, infezioni batteriche,
infestazioni parassitarie o dallo stesso FIV.
Infezioni della cute e dell'orecchio:
le infezioni ricorrenti o croniche della cute e delle orecchie possono essere il
primo sintomo dell'infezione da FIV. A causa dell'immunodeficienza, parassiti,
miceti e batteri causano sintomi come perdita di pelo, prurito e pustole. Si
possono inoltre notare forme di rogna demodettica e notoedrica, insolite nei
gatti sani. Sono anche state segnalate infestazioni croniche da acari delle
orecchie ed aggressive lesioni da tigna. È anche possibile riscontrare ascessi
cronici.
Malattie neurologiche: nei gatti con
infezione da FIV si possono osservare cambiamenti nel comportamento, perdita
dell'abitudine a non sporcare in casa e demenza. Questi sintomi possono essere
causati direttamente da FIV o da infestazioni parassitarie (toxoplasmosi) e
micotiche (criptococcosi) che si verificano molto spesso negli animali
immunodepressi.
Linfoadenopatia: i linfonodi
nell'addome e in altre parti del corpo spesso si presentano ingrossati.
Anemia: l'anemia si osseva
approssimativamente in 1/3 dei gatti con infezione da FIV. Haemobartonella felis,
un parassita dei globuli rossi, può essere il responsabile più comune di questa
patologia.
Neoplasia: i gatti con infezione da
FIV sono 5 volte più predisposti di quelli non infetti allo sviluppo di linfomi
e leucemia. La ragione di questo fatto è tuttora sconosciuta.
Quali sono gli esiti degli esami di laboratorio
nei gatti con malattie FIV-correlate?
Nei gatti con infezione da FIV, la maggior parte delle indagini biochimiche
risulta normale. Si possono riscontrare anemia e diminuzione nel numero di
globuli bianchi nei gatti malati. Inoltre, nei gatti infetti si possono
riscontrare livelli elevati di una particolare proteina, detta globulina.
Come viene diagnosticata l'infezione del FIV?
L'infezione da FIV viene diagnosticata mediante test che individuano gli
anticorpi che i gatti producono nei confronti di questo virus. Tali anticorpi
sono di solito presenti 3-6 settimane dopo l'infezione. Nella primavera 2001,
l'Associazione Americana dei Professionisti di Felini (AAFP) ha modificato le
sue linee guida per valutare se effettuare o meno il FIV-test, enunciando le
seguenti raccomandazioni.
Durante la malattia Quando i gatti sono malati, molti sintomi (come febbre,
stomatite vomito e diarrea) sono chiari indicatori di malattia; altri, invece,
sono tenui e possono includere cambiamenti nel comportamento, nella toelettatura
e nelle abitudini alimentari. Come per FIV, comprendendo anche gli animali
malati che sono stati vaccinati contro il FeLV.
Nuove adozioni Quando i gatti e i gattini (indipendentemente dall'età e dalla
presenza di altri gatti) sono stati recentemente adottati. Idem
In presenza di altri gatti in casa Quando in uno stesso nucleo famigliare vivono
più gatti di cui non si conosce la situazione rispetto all'infezione dal FIV.
Infatti, i soggetti portatori possono rimanere asintomatici per anni, durante i
quali possono trasmettere il virus a gatti non infetti. Come per FIV, quando i
gatti vivono in famiglie dove non è conosciuta la situazione relativa a FeLV.
Dopo potenziali esposizioni Quando i gatti hanno avuto potenziali esposizioni,
come ad esempio nel caso di un morso inflitto da un gatto di cui non si conosce
la situazione riguardo a FIV. In questo caso i gatti dovrebbero essere esaminati
dopo 60 giorni dall’esposizione. Quando i gatti hanno avuto potenziali
esposizioni (per esempio gatti che escono di casa da soli ), i test periodici
sono giustificati, dato il rischio continuo (indipendentemente dal fatto che i
gatti adulti siano relativamente resistenti all'infezione da FeLV).
Test di routine Annualmente, per i gatti esposti ad un alto rischio di
infezione. Sono considerati tali quelli che si azzuffano spesso e quelli che
vivono con altri gatti infetti da FIV. Nessuna raccomandazione in merito al
momento.
Inoltre, è importante evidenziare che:
I
FIV-test identificano gli anticorpi (mentre i FeLV-test evidenziano antigeni).
Tutti i test di screening che danno esito positivo (solitamente si preferisce il
metodo "ELISA") vanno confermati attraverso un altro test chiamato Western Blot.
Tuttavia, è opportuno sottolineare che nessun test è accurato al 100%.
Ci
vogliono almeno 8-12 settimane dal contatto con il virus, perché appaia un
livello di anticorpi sufficiente per essere rilevato. Perciò il gatto dovrebbe
essere riesaminato dall'ottava alla dodicesima settimana dopo la più recente
esposizione al fine di riconoscere, in tempo utile, lo sviluppo degli anticorpi.
I gatti di cui non si conosce la condizione dovrebbero essere esaminati subito e
poi riesaminati dopo 8-12 settimane.
I
gattini possono risultare positivi al test dalla dodicesima alla sedicesima
settimana dopo la nascita a causa di un trasferimento passivo degli anticorpi
anti-FIV della madre. Attenzione: solo una piccola percentuale di questi gattini
(che risultano positivi) è realmente infetta. Un risultato positivo del test in
un gattino non infetto è detto "falso positivo". Al contrario, un gattino
infetto può risultare falsamente negativo al test se non ha ancora avuto tempo
di sviluppare gli anticorpi. Indipendentemente dal risultato del test, i gattini
esaminati prima dell’età di 6 mesi dovrebbero essere nuovamente esaminati dopo
altri 6 mesi.
Va
ricordato che i gatti con infezione da FIV, a differenza di quelli infettati da
FeLV, possono vivere per molti anni prima di sviluppare i sintomi.
Come viene curata l'infezione da FIV?
I gatti FIV-positivi possono vivere per molti anni, tuttavia è opportuno far
verificare al veterinario se il vostro gatto è infetto in modo da potergli
fornire la migliori cure possibili (ad esempio: vaccinazioni o trattamento
aggressivo delle infezioni). In caso di infezione, sia lo stress che la
potenziale esposizione a malattie dovrebbero essere accuratamente evitati.
Infatti, è consigliabile trattenere in casa i gatti FIV-positivi sia per
proteggerli dall'esposizione alle malattie, sia per evitare la diffusione del
virus ad altri gatti.
Per potergli fornire le cure migliori, il vostro veterinario ha bisogno di
sapere se il vostro gatto è infetto da FIV.
Per i pazienti umani colpiti dall’infezione da HIV esistono molti farmaci
antivirali, ma attualmente nessuno viene utilizzato abitualmente ed
efficacemente nei gatti con FIV. Comunque, sono stati impiegati con risultati
variabili, ma comunque incoraggianti, alcuni farmaci che agiscono direttamente
sul sistema immunitario. Rientra in questo gruppo l’uso di Propionibacterium
acnes (ImmunoRegulin), basse dosi di Alfa Interferone umano per via orale e di
un derivato dell’aloe, l’acemannano.
I gatti colpiti da una malattia FIV-correlata avranno bisogno di essere curati a
seconda dei sintomi della patologia che mostrano. Le infezioni derivate
dall'immunodeficienza vanno trattate in modo tempestivo mediante una terapia
aggressiva. Per i gatti infetti da FIV e colpiti da neoplasie si utilizzano la
chemioterapia, la radioterapia o l’immunoterapia. Inoltre, sono essenziali
alcuni interventi di supporto come la fluidoterapia, la buona alimentazione e la
somministrazione di antibiotici per il trattamento delle infezioni secondarie.
Come si previene e controlla l'infezione da FIV?
Sottoporre a test i gatti per identificare la positività al virus è l'unico
mezzo per cui l'infezione può essere controllata. Nonostante che FIV sia meno
trasmissibile di FeLV, ogni gatto FIV-positivo dovrebbe essere separato dagli
altri felini non infetti. I gatti nello stadio terminale della malattia possono
diffondere una grande quantità di virus attraverso la saliva e possono
rappresentare un pericolo maggiore per i gatti non infetti.
Gli animali lasciati liberi di vagabondare sono più predisposti degli altri a
subire ferite da morso. Pertanto dovrebbero essere tenuti in casa, o sorvegliati
quando escono, non concedendo loro di girovagare. Non esiste al momento un
valido vaccino per la prevenzione dell’infezione da FIV.
I gatti con infezione da FIV comportano dei
rischi per la salute umana?
I retrovirus sono peculiari per ogni specie. Non ci sono segnali che FIV possa
essere trasmesso ad altri mammiferi diversi dai gatti. Un potenziale rischio per
la salute umana, invece, può essere rappresentato dall'esposizione ad alcune
delle infezioni secondarie che i gatti infetti da FIV possono acquisire, come la
toxoplasmosi.
L’incidenza del linfoma nel gatto è più elevata che nel cane o nell’uomo. Questa
neoplasia è molto più comune nei gatti infettati dal virus della leucemia felina
(FeLV). Il linfoma felino viene abitualmente trattato con la chemioterapia che,
in base alla localizzazione della zona colpita ed alla forma, può essere molto
efficace, con elevati tassi di remissione e con una speranza di vita prolungata
in modo significativo.
Quali gatti rischiano di sviluppare il linfoma
felino?
Non ci sono distinzioni di razza o di sesso per i gatti che sviluppano il
linfoma felino. Nel passato, l'età media dei gatti a cui veniva diagnosticato il
linfoma, era di circa 5 anni. Più di recente, l'età media si è elevata fino a
9-10 anni. Le ragioni di tale aumento sono dovute al fatto che una parte sempre
più ampia più gatti viene sottoposta ai test ed alle vaccinazioni per la
leucemia felina rispetto al passato e che si è limitato il contatto con gatti
infetti. I gatti che non sono stati infettati da FeLV generalmente sviluppano il
linfoma quando sono più vecchi. Per queste ragioni la vita media dei gatti
colpiti è in continua crescita.
Come indicato, il linfoma è stato tradizionalmente messo in relazione con
l'infezione del FeLV. Nel passato, alcuni studi scoprirono che più del 70% di
tutti i gatti che avevano sviluppato il linfoma felino erano FeLV-positivi.
Oggi, alcune recenti indagini dimostrano che tale incidenza sta diminuendo e che
i gatti positivi a FeLV costituiscono ora solo il 20% circa dei nuovi casi.
Anche i gatti infetti dal virus della immunodeficienza felina (FIV) sono ad alto
rischio di linfoma.
Ci sono forme differenti di linfoma felino?
Il linfoma felino si manifesta in varie forme differenti. In tutte i tumori sono
composti da proliferazioni anormali di tessuto linfoide. Poiché i linfociti ed
il tessuto linfatico si trovano in tutto il corpo, il linfoma può apparire quasi
ovunque e colpire un vasto numero di organi. Il linfoma più comune appare
prevalentemente in 3 zone del corpo del gatto. L’ubicazione della neoplasia è
spesso associata alla causa del linfoma stesso e determina i sintomi, il
trattamento e la prognosi.
La forma multicentrica coinvolge generalmente molteplici linfonodi e più organi.
È di solito associata alla leucemia felina e la prognosi spesso non è facile (a
maggior ragione se il gatto risulta positivo alla leucemia felina).
La forma mediastinica è anch’essa associabile alla leucemia felina. Si sviluppa
nella cavità toracica, colpendo il timo e i linfonodi associati.
La forma alimentare colpisce il tratto digerente e i linfonodi circostanti. In
questo caso l’associazione con la leucemia felina è meno probabile.
In tutte le forme, l'esito del trattamento è più incerto se il gatto risulta
positivo alla leucemia felina.
Quali sono i sintomi del linfoma nei gatti?
I gatti colpiti dal linfoma hanno molte più probabilità di sviluppare sintomi
più gravi deii cani. Mentre questi ultimi spesso appaiono sani (ad eccezione del
rigonfiamento dei linfonodi), i gatti spesso risultano evidentemente ammalati. I
sintomi sono strettamente legati all’ubicazione del linfoma. I gatti che
sviluppano la forma alimentare del linfoma spesso mostrano calo di peso, pelo
ruvido, perdita di appetito, vomito e diarrea. Quelli colpiti dalla forma
mediastinica presentano frequentemente delle difficoltà respiratorie con
accumulo di liquidi nella cavità pleurica. Se il linfoma si interessa i reni, il
gatto può far riscontrare un aumento del consumo di acqua e della minzione. Se
il linfoma si trova nel naso, si può osservare un intenso scolo nasale con
gonfiore facciale. I gatti colpiti contemporaneamente da un’infezione da FeLV
spesso presentano un pallore delle mucose dovuto all'anemia.
Come viene diagnosticato il linfoma?
La diagnosi del linfoma nei gatti è basata su una serie di osservazioni e di
test. Un esame clinico può rilevare dei rigonfiamenti dei linfonodi o del tratto
gastrointestinale. Radiografie, ecografie o visite cliniche possono evidenziare
la presenza di tumori o di tumefazioni in altri organi interni. I test per la
diagnosi dell’infezione da FeLV e da FIV possono rivelare la positività del
gatto ad una di queste malattie che, di fatto, aumentano la probabilità che si
possa sviluppare il linfoma felino. Il profilo biochimico e l’esame
emocromocitometrico completo possono rivelare le complicazioni dovute
all’interessamento di un particolare organo o un'anemia, soprattutto quando si
tratta della forma multicentrica o nel caso di un gatto FeLV-positivo. Per
diagnosticare il linfoma felino si utilizzano spesso l'aspirazione con ago
sottile o le biopsie. Quando un patologo preparato esamina un campione prelevato
con queste tecniche, ricerca l presenza di una popolazione uniforme di cellule
linfoidi immature che confermano il linfoma felino.
Come viene trattato il linfoma felino?
Il trattamento del linfoma felino di solito consiste nella chemioterapia. In
pochi casi isolati, dove il tumore è localizzato ed è facilmente accessibile, si
può ricorrere alla chirurgia o alla radioterapia. Il protocollo chemioterapico
per i gatti è simile a quello usato nei cani, con alcuni leggeri cambiamenti
nelle associazioni di farmaci. Il ciclo terapeutico più comune prevede l’impiego
combinato di doxorubicina, ciclofosfamide, vincristina e prednisone
somministrati nell’arco di molte settimane. Durante la terapia il numero dei
globuli rossi e dei globuli bianchi va monitorato con cura. Lo schema di
trattamento presenta variazioni individuali da un veterinario all’altro. Dal
momento che il campo delle sostanze chemioterapiche è in continua evoluzione e
miglioramento, si raccomanda ai proprietari di gatti con linfoma di rivolgersi
ad un veterinario oncologo per assistenza e indicazioni.
Qual è la prognosi dei gatti con linfoma?
Le percentuali di remissione e di sopravvivenza dei gatti con linfoma variano a
seconda della presenza di FeLV, del luogo dove si trovano i tumori e della
rapidità con cui il tumore viene diagnosticato e trattato. In generale, il 70%
circa dei gatti risponde al trattamento chemioterapico. In media, questi gatti
vivranno da 4 a 6 mesi in più. Tuttavia, il 30-40% circa dei gatti che
rispondono positivamente al trattamento va incontro ad una remissione più
completa che può durare per 2 anni o più. Questi risultati sono incoraggianti e
rappresentano la ragione per cui il trattamento del linfoma nei gatti è
particolarmente consigliato. Dopo la diagnosi, gli animali che non vengono
trattati hanno una sopravvivenza media di sole 4-6 settimane. I soggetti con
infezione da FeLV o FIP mostrano un indice di risposta positiva alla terapia più
basso, oltre una sopravvivenza media minore dopo il trattamento.
Conclusioni
Il linfoma felino è una neoplasia abbastanza comune dei gatti. Nel passato era
strettamente collegato all'infezione da FeLV ma, dopo la diminuzione
dell'incidenza della leucemia felina, oggi molti gatti con linfoma sono
FeLV-negativi. La neoplasia può colpire organi differenti, ma comporta in ogni
caso la proliferazione delle cellule linfoidi. Circa il 70% dei gatti infetti
risponde in modo positivo al trattamento chemioterapico e in un buon numero di
casi si può avere un'aspettativa di vita superiore a 2 anni o più. Dati gli
stretti legami dell'infezione con FeLV e FIP e per ridurne il rischio, si
consiglia un’accurata e attenta prevenzione. Se il vostro gatto ha contatti con
altri suoi simili (ad esempio: vive spesso fuori casa o partecipa a mostre feline, ecc.) prendete
in seria considerazione la vaccinazione contro FeLV.
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